Finanza
Scioperano i precari che vigilano sul rischio terremoti
Protesta all’Istituto di geofisica: «Tagliano i contratti ma i soldi per pagare gli stipendi non mancano»
PISA. Uno sciopero contro il mancato rinnovo del contratto ai precari dell’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia): situazione già in sé spiacevole, a cui si aggiunge inoltre la «frustrazione» dovuta al fatto che mandare a casa 11 persone su 37 a Pisa (e circa 200 in tutt’Italia) è la conseguenza di «una decisione del presidente, ma la copertura finanziaria c’è, perché noi troviamo i finanziamenti dai bandi Ue e internazionali che vinciamo».
A parlare è Carlo Meletti, ricercatore di ruolo che, insieme agli 11 precari pisani e a quasi tutti gli altri suoi 25 colleghi di ruolo, ha aderito ieri allo sciopero che si è tenuto in città e in contemporanea nella quindicina di sedi nazionali dell’Ingv. «Abbiamo svolto molte riunioni sull’argomento, poiché la situazione sta diventando pericolosa. Ma non abbiamo eletto portavoce o rappresentanti». Quindi Meletti parla a titolo personale, però è importante che chi è nella pianta organica dell’istituto faccia sentire la sua solidarietà a chi rischia: «gente che è dentro anche da 14 anni, con famiglie a carico e mutui da pagare; persone che pensavano di essere stabilizzate, come è accaduto nel 2008 per il Cnr». Non è stato così, nonostante un accordo sindacale del luglio scorso, che consentiva il rinnovo per 4 anni ai 200 tempo determinato dell’Ingv.
Cosa succede ora ai lavoratori e alla ricerca? I primi, per le norme della pubblica amministrazione, dovrebbero stare a casa dal primo gennaio per circa 3 mesi e, dopo, rientrare solo tramite il superamento di un concorso. Mentre per gli studi e le attività dell’Ingv, la pausa potrebbe essere «pericolosa», appunto: sul fronte del monitoraggio dei terremoti, infatti, la “sala sismica” di Roma è aperta 24 ore su 24; e il centro pisano ha squadre di pronto intervento che possono raggiungere un’emergenza in qualunque luogo della Toscana in brevissimo tempo: «Turni che si riesce a coprire anche grazie ai precari. Ci sarebbero grosse difficoltà se tutto ricadesse solo sul personale di ruolo».
Ma anche le ricerche potrebbero subire un colpo: «Alcuni precari sono responsabili dei progetti», spiega Meletti. Segno dell’alto livello di chi lavora dell’istituto pisano: anche tra i precari ci sono autori di pubblicazioni scientifiche su importanti riviste internazionali. Se saltano loro, quantomeno la ricerca rallenta: non rispettare le date significa «mettere in difficoltà i partner stranieri con cui collaboriamo e lavorare gratis nei mesi successivi alla scadenza prevista». Nei casi peggiori c’è anche la possibilità di perdere i fondi.
Infine, l’ultimo rischio: ciascuna delle sedi dell’Ingv ha incarichi specifici. Pisa, per esempio, per tradizione delle specializzazioni presenti nella sua Università, ha esperienze specifiche nello studio della pericolosità sismica e vulcanologica. Pertanto, l’istituto in via della Faggiola si occupa dell’aggiornamento constante di tutte le mappe italiane: in questo periodo sta curando quella del Vesuvio. Un capitale di saperi che in parte ha cominciato a essere eroso: molti precari sono stati collocati in ferie per non perdere quelle maturate, visto che dal primo gennaio non saranno più in sede. I ritardi e le “pause forzate” del 2013 hanno ripercussioni anche sull’anno in corso, creando nuovi ritardi.
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