Il Tirreno

Pisa

Un concerto muto per farsi ascoltare

Un concerto muto per farsi ascoltare

Presidio nella sede della Sovrintendenza da parte di un gruppo di giovani che occupano il Teatro Rossi

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PISA. «Non è con le pacche sulle spalle che si riaprirà il Teatro Rossi». Le pacche sulle spalle sono quelle che ricevono da un mese i ragazzi, gli attori, i registi e musicisti che stanno occupando il Teatro Rossi in Piazza Carrara. «Le pacche sulle spalle – dicono alcuni portavoce – ce le danno il Comune e la sovrintendenza». Peccato però che loro più che un consenso bonario dagli addetti dei lavori, vorrebbero delle risposte su quando riaprirà quel gioiello settecentesco di teatro. E visto che le risposte tardano ad arrivare, ieri hanno fatto un presidio simbolico dell’atrio del Palazzo Reale sede della Sovrintendenza. Una ventina di attivisti, si sono disposti come fossero un’orchestra con tanto di strumenti e di direttore che, per quattro minuti e trentatré secondi, “non” ha eseguito un pezzo musicale di John Cage. «Abbiamo inscenato il silenzio delle istituzioni di fronte a un Teatro Rossi che grida la sua voglia e la sua necessità di riaprire», hanno detto gli attivisti.

Il Teatro Rossi è chiuso da circa 40 anni. Fu cantierato e in parte recuperato ma a causa della penuria di finanziamenti, ora tutto tace, tutto rimane nel limbo di ciò che poteva essere e che non è. Sembra il caso di un’altra opera incompiuta “alla pisana” quella della Mattonaia, iniziata e mai finita. Anche lì finirono i soldi. E i pochi manufatti realizzati, oggi dovrebbero essere ristrutturati. L’orchestra muta e il coro silente degli attivisti del “Teatro Rossi Aperto” però si sono fatti comunque sentire ai piani alti della sovrintendenza. E qualche motivo di tensione c’è stato quando i custodi hanno strappato dei volantini con il testo di una poesia di Man Ray, attaccati alle pareti esterne di Palazzo Reale. «I custodi hanno fatto semplicemente il loro lavoro perché noi siamo garanti e tutori di un bene che ci è stato affidato», ha spiegato ai ragazzi il sovrintendente Agostino Bureca. I volantini di carta non erano stati incollati bensì attaccati con del nastro che gli stessi attivisti avrebbero rimosso appena finita la loro dimostrazione. «Un volantino non farà mai i danni che sta subendo il nostro patrimonio storico architettonico e culturale», ha detto un portavoce del movimento “Teatro Rossi Aperto”. Il presidio di ieri si è reso necessario dopo che per un mese, gli occupanti del Rossi avevano chiesto un incontro con la sovrintendenza. «E’ troppo facile cavarsela col dire che sono finiti i soldi, noi vorremmo sapere in questi anni, quali sono state le priorità degli interventi della Sovrintendenza», incalzano gli attivisti, tutte persone che a vario titolo e con vari incarichi operano nel mondo della cultura. L’attuale sovrintendente, in realtà, è arrivato a Pisa da poco tempo mentre la questione del Rossi è molto annosa e quindi c’è da credergli quando dice: «Sto prendendo tutta una serie di informazioni e dati e appena possibile vi convocherò». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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