Sicurezza
Teatro Rossi, blitz degli studenti alla Soprintendenza
Un gruppo di giovani denuncia il silenzio delle istituzioni intorno al Teatro Rossi che è stato riaperto da universitari e lavoratori precari del mondo dello spettacolo
Una poesia recitata dentro l'atrio del palazzo della Soprintendenza e oltre quattro minuti di silenzio per rievocare il «silenzio delle istituzioni intorno al teatro Rossi aperto», ovvero occupato da tempo da studenti universitari e lavoratori precari dello spettacolo che in questo modo hanno riaperto un bene demaniale chiuso e in stato di abbandono da anni.
È l'iniziativa che studenti e lavoratori hanno messo in atto stamani, 7 dicembre, per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una vicenda annosa.
«Da due mesi - affermano in una nota - cerchiamo di rompere il silenzio tentando di instaurare un dialogo pubblico e partecipato con la Sovrintendenza. Abbiamo richiesto la documentazione sullo stato dei lavori e impianti all'interno del teatro, per poter dar vita a un reale progetto di recupero e funzionalizzazione dello spazio praticabile: foyer e platea. Inascoltati, abbiamo tuttavia prodotto, con l'aiuto di tecnici e artigiani di ambito teatrale, alcuni modelli di nuovo utilizzo dello spazio. Intorno a questo lavoro non c'è' altro che il brusio delle interlocuzioni informali, le voci di corridoio e le pacche sulle spalle della politica locale».
Il Teatro Rossi Aperto (la sigla si riassume in un Tra), prosegue la nota, «è il soggetto che in questo luogo ha trovato coraggio di ridare voce e vita a una meraviglia settecentesca dell'arte italiana, tenuta nascosta e abbandonata al degrado, che dà senso a questa sigla».
«Tra precari dell'arte, della ricerca e studenti - conclude la nota - Tra cittadini attivi e artisti, Tra questa gente puoi trovare il senso di una pratica comune di condivisione di un'idea e di uno spazio di cultura».
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