Il Tirreno

Pisa

Sotto accusa c’è la sede “sanguisuga”

di Candida Virgone
Sotto accusa c’è la sede “sanguisuga”

Il personale è stremato: è polemica sui costi di mutui e interessi da pagare alle banche per spazi faraonici e inutilizzati

4 MINUTI DI LETTURA





PISA. A più di un anno dall’esplosione del bubbone sembra che per la Misericordia sia cambiato ben poco. Ne sono convinti soprattutto i dipendenti che non sanno più che pesci prendere. I contratti di solidarietà di fatto non verrebbero applicati perché si arranca sui servizi, mentre si annuncia che non si può più assicurare l’apporto al 118 e si cedono altri servizi, come quelli del trasporto interno all’ospedale. «Una trattativa - denunciano i Cobas - avvenuta in silenzio, senza che nessuno fosse avvisato». E in tutto questo la faraonica sede del Cep - che è alla base, secondo i più e i beneinfornati, della crisi epocale dell’arciconfraternita, in cui si parla di debiti milionari, secondo qualcuno otto, secondo altri più di dieci milioni - continua a restare una cattedrale nel deserto: ampi spazi costati importi a sei zeri che restano vuoti ed inutilizzati. Il sogno era quello di un grande centro medico, ma, nonostante la proposta di prezzi competitivi, quei laboratori sono improduttivamente chiusi da anni, quando proprio da eventuali affitti a prezzi appetibili potrebbe venire una mano alle disastrate casse della antica confraternita. Le soluzioni? Non se ne vedrebbero per il momento. «Qualche scossone - dicono i dipendenti - si è avuto col passato commissario, ma con la nuova gestione sembra che tutto resti com’è e che si vada davvero verso il baratro». Trattandosi di una onlus, nelle prospettive dell’ente c’è chi teme una liquidazione coatta e, a questo punto, la possibile presa in carico solo della curia, che potrebbe subentrare e a poco a poco provare a pagare tutti questi debiti. Ma vediamo come si è arrivati a questa situazione. La vecchia sede è in via San Frediano, in pieno centro storico, come una volta la pubblica assistenza, oggi a Pisanova, era in via San Martino. A sfrattare l’associazione di volontariato sono il traffico e la funzionalità. Anche da palazzo Gambacorti si preme perché tutto sommato la Misericordia si trovi una sede più adeguata e che non intralci il cuore della città col passaggio di mezzi di soccorso. La proprietà è costituita da due blocchi di immobili di mille metri quadri l’uno: la sede vera e e propria, a piano terra, ed uno stabile con quattro grandi appartamenti, attaccato all’Isa Russoli. Il primo blocco a partire è appunto quest’ultimo, venduto nel 2005 alla Fondiaria Paradisa, del costruttore Antonini, quello a cui verrà poi affidata l’edificazione del Cep. Il blocco viene messo in vendita a due milioni e ventimila euro, fondi con cui si costruisce un padiglione di loculi al cimitero che costerà due milioni e quattrocentomila euro. La seconda vendita riguarda la sede vera e propria, ceduta alla stessa società per due milioni e seicentomila euro fra il 2009 e il 2010. Con questi, più un mutuo di tre milioni e mezzo, si è costruita la sede del Cep e si sono acquistate le strumentazioni necessarie al futuro centro medico. Infine viene contratto un altro mutuo per realizzare l’ultimo padiglione al cimitero. A questo punto, a fine 2011, l’esposizione globale con le banche è di sei milioni e settecentomila euro, a cui vanno aggiunti i fidi sui conti correnti che superano il mezzo milione, per giungere alla cifra finale di sette milioni e trecentomila euro. Se nel corso del 2012 non fosse stato fatto nulla per arginare in alcun modo la falla, a questa cifra si dovrebbe aggiungere un altro milione di spese a fine dicembre. Ma è solo un timore. «Se costi e mutui - dicono però i dipendenti - continuano a superare gli incassi, come si pensa di salvare la barca»?

Intanto uno degli ultimi atti del magistrato, cioè il cda della confraternita pisana, è stato la revoca del licenziamento dell’ex direttore, Dino Dringoli, revoca che però è giunta contestualmente alle sue dimissioni. «Intanto - conclude un altro dipendente - si chiudono i servizi che vanno meglio, come quello del trasporto in ospedale, che costa poco e rende 18 euro ad uscita». Ma la vera rimessa, in dismissione appunto, sarebbe il 118, passato da 27 a 17 euro ad uscita. La spesa però per ogni viaggio, fra mezzo e tre persone di equipaggio, è di 383 euro: un soccorritore autista costa in bilancio 25mila euro l’anno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web