Proteste
Intanto i salesiani battono cassa
In atto una causa sul valore dell’appezzamento in via da Fabriano
PISA. E non è tutto qui. Ci sarebbero anche i danni da pagare ai salesiani per una causa in atto da anni e per ora conclusasi per uno a zero a favore dei religiosi. La storia risale ai primi anni duemila, quando la congrega, che al Cep è una istituzione, cede alla venerabile arciconfraternita un terreno agricolo di sua proprietà in via Gentile da Fabriano, quello su cui poi sorgerà la nuova faraonica sede. Per riconoscenza la Misericordia replica con una donazione, quarantamila euro pare, a favore della casa salesiana del Cep, che appunto, nel nome di don Bosco, tanto ha fatto per un quartiere popolare e disagiato con un’opera sociale soprattutto a favore dei giovani.
Siamo in piena giunta Fontanelli, quando il Comune preme perché la Misericordia si trovi un luogo più consono e alleggerisca il traffico del centro.
La confraternita a quel punto avanza la richiesta di una variante che muti quel terreno del Cep da agricolo in «sociale» e consenta di costruire eventualmente una nuova sede proprio lì. La variante arriva puntuale e dà così il via alla costruzione della nuova struttura fonte di tante polemiche.
Poco dopo, la gestione salesiana passa direttamente da Pisa alla Casa madre di Genova, che, spulciando le carte, si racconta, vede la donazione e trova un cavillo a cui appigliarsi per chiedere una cifra più congrua rispetto al valore degli spazi ceduti. Sotto sotto si vocifera infatti che il problema sia proprio questo: a non andare giù era stato ppunto il fatto che la venerabile arciconfraterita sapeva benissimo cosa voleva fare in quel terreno e avrebbe dovuto dargli ben altro valore. La congregazione non contesta chiaramente questo, ma contesta altro: uno degli atti tecnici oggetto del contratto di donazione era scaduto e dunque senza valore, in quanto si tratta di carte valide sei mesi, mentre, al momento della stipula e della firma si era arrivati un anno dopo l’esibizione dei documenti necessari.
Il giudice del tribunale civile di Pisa, davanti al quale il contenzioso è finito, ha dato per ora ragione ai salesiani, ma non è stato ancora quantificato il danno: per evitare di arrivare in giudizio i religiosi avevano chiesto a suo tempo un accordo che prevedesse un risarcimento di trecentomila euro. Quanto potrà essere la cifra richiesta ora o accordata in seguito ad eventuali sentenze non si può prevedere. (c.v.)
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