Sicurezza
«Tutta colpa dell’uomo se ora siamo senza casa»
Gli sfollati protestano e mettono sotto accusa controlli, manutenzione e cantieri ricordando che da molto tempo si chiedeva la messa in sicurezza degli argini
RIGOLI. «Quel ponte aveva trecento anni: è bastata un po’ di incompetenza a farlo venir giù, è evidente che qualcuno ha sbagliato». Piero Del Sarto è un uomo provato da una notte di paura e dall’incognita del futuro: non ha casa (stava nell’ex casello), non può rientraci neanche per cinque minuti (soprattutto dopo il collasso del ponte avvenuto nella notte) per prendere un po’ di vestiti, le cose che gli servono ad andare avanti. La moglie, Daniela Mancini, è altrettanto abbattuta. «Tutto questo è colpa dell’uomo, bisogna dirlo: se mi tagliano i piedi, cado. È quello che è successo in questa circostanza». Insieme ai suoi familiari, la coppia è con altri sfollati all’Hotel Granduca. «Siamo lì con mia zia - dice -, la tata, mia madre e mio figlio di 20 anni. Sono anni che diciamo che ci sono gli argini da sanare e proteggere, che ci sono dei lavori da fare, ma purtroppo nessuno ci ascolta. Ringrazio però chi mi ha aiutato a portare in salvo gli animali, un cavallo, un asino, una capretta, tre cani e un gattile con 18 ospiti: erano in fondo al giardino crollato». Insieme ai Del Sarto, senza casa sono rimaste altre cinque famiglie, quella che col loro vive nel casello e altre tre che occupano una viareggina nel campo vicino ed un grosso casolare bianco: sono i signori Pellegrini e i signori Scatena. Una ventina di persone in tutto. Qualcuno ha trovato ospitalità da parenti, qualcuno da amici, qualcuno è in alberghi. «Ci hanno allertato martedì sera e ora siamo fuori casa»: dice un altro sfollato, Luigi Cupelli.
Le famiglie che occupavano l’ex casello idraulico sono affittuari della amministrazione provinciale. La loro situazione è la peggiore, perché se per gli altri, una volta sciolta la riserva, sarà possibile tornare a casa, è possibile che l’antico immobile sopra le cateratte venga dichiarato inagibile e chiuso per sempre. Il timore è che possa collassare da un momento all’altro e scomparire, come è avvenuto per il ponte e le parti circostanti, nei gorghi del torrente.
In molti ce l’hanno con pulizia e controlli delle sponde, con gli interventi dell’uomo, con le tane degli animali, in particolare le nutrie, un vero cavallo di battaglia per Gabbriellini che negli anni nelle sue lettere ha messo sotto accusa un po’ tutto questo. E ieri mattina, anche se nessuno voleva dirlo ufficialmente, in diversi additavano quel cantiere, che pure ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dall’autorità di bacino e da chi di dovere. Gli abitanti controllavano spesso i lavori. Cercando il padre, martedì, i figli di Gabbriellini hanno scoperto proprio lì vicino una serie di frane e hanno dato l’allarme sul babbo disperso e sui cedimenti. «I crolli erano fra l’immissione dell’Ozzeri nel Serchio - hanno detto Carlo e Stefano Gabbriellini - e il ponte delle porte vinciane». Poi crollato.
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