Proteste
Passa la mini-proroga, balneari in rivolta
Il Senato: concessioni demaniali per altri cinque anni e non trenta. Gli imprenditori: stop ad investimenti e riqualificazione
PISA. «Siamo profondamente amareggiati. Altro che certezze per gli investimenti e riqualificazione del litorale». Emerge tutta la delusione dei balneari pisani per il brusco stop alla speranza di avere un proroga di trent’anni sulle concessioni demaniali: gli anni ora previsti sono non più di cinque. La commissione bilancio del Senato ha approvato all’unanimità l’emendamento al decreto Sviluppo che prevede la proroga dal 2015 al 2020 delle concessioni demaniali balneari, dopo che aveva dato parere contrario alla maxi-proroga di 30 anni.
Entrambe le proroghe avevano avuto il parere contrario del governo. «Un rinnovo automatico di 30 anni non sarebbe compatibile con il diritto comunitario», aveva già sottolineato Stefaan De Rynck, portavoce del commissario Ue per il mercato unico. Ma i cinque anni anti-effetti della direttiva Bolkestein (concessioni all’asta dal 1° gennaio 2015) non sono un arco di tempo ritenuto accettabile dagli operatori.
«Siamo profondamente amareggiati dalla decisione del governo, per noi incomprensibile, di votare contro la proposta di proroga fino al 2045», dice Fabrizio Fontani di Sib Confcommercio. «Una decisione - aggiunge - che se assunta avrebbe salvaguardato il motore del turismo balneare italiano, oltre 30.000 piccole imprese e relativi posti di lavoro. E’ chiaro a tutti che cinque anni sono un periodo irrisorio, assolutamente insufficiente per ammortizzare gli investimenti già fatti e programmare quelli ancora da fare. Il governo spagnolo ha già varato un provvedimento di proroga per 45 anni e in quel caso nessuna voce dall’Europa si è levata per contestarne la legittimità. Se questa decisione dovesse essere confermata, si rischierebbe il blocco totale degli investimenti, seri danni all’occupazione e all’indotto».
«Siamo veramente delusi - afferma Alessandro Cordoni, presidente di Confersercenti per il litorale -. Con trent’anni di proroga potevamo pensare ad una ripresa delle riqualificazioni degli stabilimenti del nostro litorale, ma in questo modo è impossibile. La nostra sensazione è che il governo abbia ceduto alle pressioni di varie associazioni ambientaliste e di Federconsumatori, convinte che i nostri clienti possano trarre dei vantaggi». Ma quali sono i rischi di aste libere per le spiagge? «Se le concessioni se le aggiudicano società cinesi o russe - dice Cordoni - e decidono di costruire strutture tipo villaggi turistici, il turismo locale, che è quello che caratterizza la nostra costa, verrà tagliato completamente fuori. A questo punto tutti i concessionari sfrutteranno fino allo stremo quello che hanno, senza più investire un centesimo. L’unica via è tornare a trattare».
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