Attenzione
Più banche, ma meno soldi alle imprese
L’Osservatorio sul credito: si pagano tassi d’interesse più alti che a livello regionale, aumentano costi e commissioni
PISA. Cresce il numero degli sportelli bancari nella nostra provincia, ma cala la domanda di credito da parte delle imprese e salgono i costi per averlo. In sintesi siamo di fronte a una situazione decisamente difficile, fotografata dall’indagine che ogni anno viene realizzata dall’Ufficio studi e statistica della Camera di Commercio di Pisa e dall’Istituto Guglielmo Tagliacarne di Roma.
Banche. A fine 2011, secondo i dati Bankitalia, gli sportelli risultano essere 293. La crescita (+24,7% tra il 2001 ed il 2011), proseguita anche negli anni più critici della crisi, continua a essere più dinamica rispetto all’andamento nazionale (+14,8%) e regionale (+20,4%), segnalando l’appetibilità del sistema economico locale. «L’ingresso di nuovi istituti, pur portando benefici dal lato della concorrenza - fa notare l’Osservatorio sull’accesso al credito - sembra essere frutto del tentativo di aumentare la raccolta attraverso il canale al dettaglio, dato il perdurare delle difficoltà sul mercato all’ingrosso».
Depositi. Grazie al solo contributo delle famiglie i depositi segnalano, tra il giugno 2011 e il giugno 2012, una crescita (+6,6%) superiore sia alla media regionale (+4,6%) che a quella nazionale (+4,4%). «Questa dinamica - si legge nei risultati dell’indagine - sembrerebbe riguardare soltanto la componente con vincolo temporale, mentre si riducono i conti correnti e i depositi delle imprese».
Prestiti. I dati sui prestiti erogati alle aziende pisane, secondo Banca d’Italia, segnalano il ritorno a una fase di difficoltà. A partire dal marzo 2011 il tasso di crescita dei prestiti ha prima rallentato per portarsi, a partire dal 2012, in terreno negativo: a fine giugno 2012 la flessione dei prestiti alle imprese è stata del 3,9%. Al di sotto della media provinciale, troviamo le piccole imprese (-6,5%) e quelle familiari (-4,9%), mentre i prestiti concessi alle famiglie, pur rallentando, crescono dello 0,9%.
Sofferenze. Segnali di un parziale rasserenamento - sottolinea l’indagine - provengono dal versante della qualità del credito: «Le sofferenze bancarie in capo alle imprese di Pisa e provincia sono passate dai 586 milioni del giugno 2011 ai 628 milioni di euro di giugno 2012. Tuttavia il rapporto tra le sofferenze e l'ammontare di credito utilizzato, il cosiddetto tasso di decadimento, segnala una contrazione. Sia a marzo che a giugno 2012 il tasso di decadimento in provincia (rispettivamente 2,4% e 2,3%) si posiziona al di sotto della media regionale (3,9% e 4,0%) e nazionale (2,6% e 2,7%)».
Tassi. Eppure, «nonostante la flessione del tasso di sofferenza e una concentrazione dei rischi che risulta essere non peggiore rispetto alla media regionale e nazionale», le aziende pisane pagano tassi di interesse più elevati rispetto a quelle di altri territori. Prendendo in considerazione le operazioni a revoca, come gli scoperti di conto corrente, le imprese locali pagano, a giugno 2012, il 10,2%, quelle toscane il 9,1% mentre la media nazionale si assesta all’8,1%.
Fabbisogno. Su un campione di 300 imprese, a fronte di un fatturato stagnante o in calo, il 51% delle aziende dichiara di non essere sempre in grado di far fronte al fabbisogno finanziario. «La reazione a questo fenomeno - spiega il rapporto - si ripercuote pesantemente su tutto il sistema economico con ritardi nei pagamenti ai fornitori (nel 33% dei casi) o scoperti di conto corrente (nel 41%)».
Rapporto imprese-banche. Ancora tradizionale il rapporto delle aziende con il mondo del credito. Una cospicua parte di quelle facenti parte del campione analizzato(il 57%) intrattiene rapporti con un solo istituto e il 34% non utilizza alcuna operazione finanziaria: oltre dieci punti di più rispetto a quanto rilevato nell’indagine condotta l’anno scorso. Del gruppo di imprese che hanno dichiarato di non fare utilizzo di operazioni finanziarie, il 68% motiva la scelta con il mancato bisogno di ulteriori finanziamenti. Stando all’Osservatorio sull’accesso al credito, «sono segnali abbastanza eloquenti non soltanto della minore necessità di circolante da parte delle imprese e dell’arresto dell’attività di investimento, ma anche di una sfiducia che porta l’imprenditore a non chiedere neppure il fido nel timore che gli sia negato».
Costo di finanziamento. Per quanto riguarda l’evoluzione del costo di finanziamento complessivo, «le aziende pisane - si legge nella relazione - non sembrano aver avuto particolari problemi sul fronte delle garanzie richieste (soltanto il 18% delle imprese ha visto peggiorare questo elemento), mentre molto più frequenti sono state le segnalazioni in merito agli aumenti dei costi e delle commissioni applicate (il 55% delle imprese) e per il tasso di interesse praticato (il 46%)».
Punti critici. Nel rapporto con le banche il principale problema segnalato dalle aziende è stato, «nel 44% dei casi, l’aumento dei costi e delle commissioni applicate, seguito da un 11% che lamenta una riduzione della quantità di credito concesso, un 9% che segnala un incremento del tasso di interesse applicato e un 8% che denuncia l’aumento delle garanzie richieste». Le condizioni sono ritenute soddisfacenti soltanto dal 27% delle imprese. «Considerando che lo scorso anno la quota toccava il 36% - osserva l’indagine - si ha una immediata percezione di come, allo stato attuale, sia più difficile rispetto al passato trovare condizioni tali da soddisfare pienamente la domanda di credito, seppur più rarefatta, che è stata attivata dalle aziende pisane».
@DaddiLuca
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