Il Tirreno

Pisa

Sciolte o vendute, il rebus Sepi e Pisamo

di Giovanni Parlato
Sciolte o vendute, il rebus Sepi e Pisamo

Secondo la legge (non del tutto chiara) il Comune si troverebbe nella condizione di liberarsi delle due società per azioni

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PISA. Il Comune potrebbe trovarsi nella situazione di dovere vendere o sciogliere le società per azioni Sepi e Pisamo di cui detiene le quote azionarie quasi al 100%.

«All’interno della spending review del governo Monti c’è una norma ancora da chiarire», afferma Giovanni Viale, assessore comunale al bilancio. Vediamo qual è la norma che sta causando non poca preoccupazione all’amministrazione di Palazzo Gambacorti. «Nel testo legislativo - spiega l’assessore Viale - le società strumentali che producono il 90% del fatturato verso la pubblica amministrazione devono essere vendute o sciolte escluse quelle società che gestiscono servizi pubblici. Secondo questa indicazioni, Sepi e Pisamo sono società strumentali, mentre, per esempio, Geofor è una società che gestisce un servizio pubblico».

Di fronte a questo quadro, s’inserisce l’operazione Sepi, ovvero l’acquisto della nuova sede dove sta sorgendo la “Sesta Porta” in cui l’amministrazione comunale riunirà una serie di servizi.

Tempo fa, sul trasferimento di Sepi dalla sede in piazza dei Facchini alla Sesta Porta, il consigliere comunale Diego Petrucci, candidato sindaco della lista civica “Noi adesso Pisa”, aveva rilevato che si trattava di un’operazione per il Comune non conveniente economicamente. Non conveniente in quanto se l’operazione fosse stata gestita direttamente dal Comune si sarebbe risparmiato l’Iva (1.428.000 euro) in quanto non sarebbe stato necessario un atto di compravendita. Inoltre, invece di pagare Sepi pagherà il Comune.

«Proprio perché ci troviamo di fronte ad un’incertezza normativa in cui non sappiamo se dovremo vendere o sciogliere Sepi - spiega l’assessore Viale - saremo noi a pagare la nuova sede il cui costo ammonta a 6.800.000 euro oltre Iva. Abbiamo fatto una valutazione d’opportunità. Sepi è nostra al 95%, l’immobile è nostro e così anche il mutuo. Facciamo un’operazione trasparente. Il Comune subentra nel contratto d’acquisto e il bene immobile sarà affittato a Sepi. Proprio perché affittiamo a una società, qualunque essa sia, privata o pubblica, rientra nella gestione commerciale del Comune e, di conseguenza, l’Iva è detraibile e la cifra di 1.428.000 sarà recuperata».

Quindi, secondo questo ragionamento, nessuna operazione svantaggiosa economicamente in quanto l’Iva sarà recuperata. Resta l’interrogativo (sempre posto da Petrucci) che la nuova sede costerà più di quella vecchia, quindi non si vede il risparmio. «Non si possono paragonare edifici diversi - risponde Andrea Serfogli, assessore al patrimonio - e con un’altra tipologia. Semmai, bisognerebbe chiedersi quanto valeva l’area prima che nascesse la Sesta Porta. Nel 2007, il consiglio comunale decise di riqualificare un’area degradata pensando di trasferirvi una serie di servizi legati alla mobilità compresa la nuova sede della polizia municipale e la Pisamo. E alla Sesta Porta abbiamo pensato che potesse andare anche Sepi il cui nuovo edificio acquista, come tutti gli altri, un valore di mercato grazie alla sua collocazione in’un’area centrale, dotata di parcheggi. E alla Sesta Porta dovrebbero essere trasferiti la sede dell’Apes e degli uffici casa del Comune in modo da dare al cittadino un servizio allo sportello completo».

E la vecchia sede della Sepi in piazza dei Facchini che fine farà? L’orientamento, fanno sapere gli assessori Viale e Serfogli, è di vendere l’immobile. Un’operazione che rientra in una serie di dismissioni di immobili del Comune allo scopo (come scriviamo in questa pagina) di razionalizzare gli spazi e risparmiare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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