Il Tirreno

Pisa

Narcotraffico, 31 pusher in trappola

di Candida Virgone

Sgominate dai carabinieri cinque bande con 94 arresti e 121 denunce: la droga arrivava da Afghanistan e Thailandia

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PISA. Un altro duro colpo dei carabinieri ai trafficanti di droga e di morte. L’operazione “Bolla”, presentata ieri mattina al comando provinciale dal colonnello Giacchino Di Meglio, ha portato in carcere solo ieri mattina trentuno persone e negli ultimi due anni in tutto novantaquattro, di cui trentotto colte in flagranza. Per lo più appunto trafficanti, appartenenti a ben cinque organizzazioni criminali, e bassa manovalanza, i pusher incaricati dello smercio al minuto. Una indagine dai grossi numeri che ha visto dal 2010 ad ora i carabinieri impegnati nell’intercettazione di trecentomila fra conversazioni telefoniche e ambientali e in mille e trecento fra servizi di osservazione, controlli e pedinamenti. L’operazione, iniziata nell’aprile 2010 e conclusasi ieri, con i complimenti del sindaco, Marco Filippeschi, al comandante Di Meglio, accanto a quasi cento arresti ha visto anche la denuncia di 121 persone; è stata inoltre coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e condotta dalla Compagnia dei carabinieri di Pontedera.

Diverse le ipotesi di reato di cui a vario titolo gli indagati devono rispondere: si va dal semplice spaccio, appunto, al traffico internazionale di droga e all’associazione a delinquere. Cinque i sodalizi criminali coinvolti, composti da albanesi, tunisini e italiani. Il gruppo albanese gestiva l’approvvigionamento di grosse quantità di droga, per lo più eroina, ma anche cocaina, mentre gli altri quattro, costituiti per lo più da tunisini e a cui hanno partecipato anche diversi italiani, curavano la distribuzione al dettaglio della droga. Lo spaccio si concentrava non solo nel centro storico di Pisa, ma anche in diversi paesi dei dintorni e della provincia: spaziava da Calci a Vicopisano, da Bientina a Castelfranco di Sotto, Santa Croce, Buti, Pontedera, per estendersi alle province di Livorno, Massa, Lucca e Firenze. I pusher, fra loro c’era anche una mamma con unm bambino di 4 anni costretto a seguirla, vendevano infatti ad Altopascio, Montignoso, Fucecchio, Lamporecchio, Castelfiorentino, Empoli, Vinci, Montelupo, Montespertoli, Cerreto Guidi, Capraia a Limite, Arezzo. Un traffico che in ogni caso si estendeva anche al di fuori della Toscana, fino in Sicilia (a Ragusa e Messina) e Sardegna e in parte del Centro Nord, da Ancona a Bologna, Genova, Torino, Padova, Novara e Milano. L’eroina arrivava in Italia attraverso la Grecia e l’Albania, dalle piantagioni dell’Afghanistan e della Thailandia, dando vita ad un enorme giro di affari, in cui proventi, a volta anche con l’aiuto di italiani (tutti sotto inchiesta) venivano trasferiti in Tunisia attraverso i circuiti internazionali money transfer, particolarmente, in genere, nel mirino degli investigatori, per essere stati usati in passato anche per finanziare gruppi terroristici islamici.

Fra i passi di avvio dell’indagine un grosso sequestro di droga (15 chili di eroina e un etto di coca) e 50mila euro ritenuti provento di spaccio su un’auto presa a nolo da uno dei trafficanti. nel corso delle indagini sono state sequestrate anche ventuno macchine in uso ai membri delle organizzazioni smantellate.

Gli italiani arrestati con le ultime indagini e che avrebbero operato sulle nostre piazze sono nove: Dario Kaute, Elisa Quartararo, Irene Bellini, Lorenzo Pisano, Massimo Bettarini, Rosanna Mottola, Pietro Picazio, Luca Martini e Rosario Carmine Viti. Al centro delle indagini un albanese che operava in provincia, Mariglen Lila, mentre il referente per la provincia di Livorno era il tunisino Ali Hamdi; fra Pisa, Empoli e Montelupo operavano i tunisini Mahfoudh Talbi, Mouhamed Garbi e Hsune Farath. Fra Pisa, Arezzo e Brescia: i tunisini Kaled Houimli, Houssin Salmi, Sofian Karroudi, Aymen Bouselmi e Mallath Helmi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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