Attenzione
La strage si può fermare con leggi e indagini giuste
Magistrati, avvocati, investigatori e giornalisti hanno discusso in un convegno su quanta strada c’è ancora da fare per combattere femminicidi e stalking
PISA. Spesso sono storie nascoste che però portano con sé tanto, troppo orrore, quelle delle centinaia di donne che ogni anno subiscono violenza. "Ti voglio bene da morire", nato da un'idea della redazione pisana del Tirreno che l’ha anche patrocinato, è il titolo del convegno che si è svolto al Centro Sms, patrocinato dal nostro giornale, e che ha affrontato alla presenza di istituzioni, giudici, avvocati, giornalisti e investigatori le strade per fermare una strage che vede una vittima ogni due giorni. A dare il via al pomeriggio è stata Maria Valeria Della Mea, funzionaria del Teatro Verdi, che ha toccato la platea con una lettura di un brano ispirato a una storia vera di violenza a una ragazza pisana. Si è parlato di femminicidi, stalking e di violenza in genere; quella violenza che purtroppo tocca moltissimi aspetti della vita di una donna: violenza fisica ma anche psicologica, economica, privata, sessuale, fino alle forme dello stalking e del mobbing. Al saluto delle autorità, prefetto, sindaco, presidenti delle Provincia e del tribunale, questore e comandante dei carabinieri, sono seguiti gli interventi dei relatori. Primo intervento del convegno quello del generale Luciano Garofano, ex capo dei Ris di Parma, che ha fatto luce sull'inadeguatezza della preparazione del personale che di volta in volta si trova davanti ad una donna vittima di violenza o ad una scena del crimine: «Bisogna considerare che non siamo gli scienziati che si vedono nei telefilm americani; purtroppo ci sono stati casi in cui la scienza non ha dato i risultati sperati. Bisogna dare priorità alla specializzazione e adeguarsi agli esempi virtuosi che vengono dall'estero».
La criminologa Cristina Galavotti, dell’ateneo pisano, ha lanciato un monito forte: «Noi donne dobbiamo smettere di avere paura. I segnali per evitare i drammi esistono, possono essere rintracciati e si possono combattere. I limiti degli atti persecutori esistono e tutti noi possiamo essere vittime».
La giornalista Rai del programma "Chi l'ha visto", Paola Grauso, ha dato il suo contributo approfondendo con dei video, girati con la complicità dell’amante e dati agli investigatori, del caso esemplare di Lucia Manca, la bancaria veneta che secondo l’accusa è stata uccisa dal marito, tutt’ora in carcere. La presidente dell'ordine pisano degli avvocati, Rosa Capria, ha parlato della neutralità del diritto: «I nostri sistemi giuridico e carcerario hanno delle grosse falle sul tema: chi viene condannato non viene rieducato e questo può portare a compiere di nuovo i reati; inoltre non esiste una specifica aggravante per i reati di genere». Teresa Angela Camelio, magistrato pisano impegnato all’Aja per Eurojust, si è concentrata particolarmente sul problema della tratta delle donne e sul tema del loro consenso puntualizzando che «in Francia il 74% delle donne sono vittime del prossenetismo».
L'attivista del Movimento delle donne Luciana Piddiu ha detto che i femminicidi sono «una questione tutta maschile. La società matriarcale dei Moso, in Cina - ha aggiunto - si distingue da altri contesti simili perché non pratica il matrimonio, l'importanza della donna è superiore a quella dell'uomo e i casi di violenza sono a zero, e la stessa gelosia è vista come un sentimento molto negativo». Hanno chiuso il convegno gli interventi della presidente della Casa della donna, Giovanna Zitiello, e delle assessore alle pari opportunità di Comune e Provincia, Anna Romei e Marilù Chiofalo. L'iniziativa aveva il patrocinio anche di Navicelli Spa e Canale 50. A moderare c'erano le giornaliste Candida Virgone, della nostra redazione, e Simona Giuntini, di 50 Canale. L'organizzazione è stata curata da Miriam e Patrizia Pagliarone, di Top Mind.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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