Il Tirreno

Pisa

La Tenuta di San Rossore non si tocca

di Giovanni Parlato
La Tenuta di San Rossore non si tocca

Il presidente del Parco contrario alla proposta di legge della giunta regionale che vuole trasferirla sotto un’altra gestione

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PISA. La Tenuta di San Rossore potrebbe essere scippata all’Ente Parco per finire sotto la gestione dell’Ente “Terre regionali toscane” che la Regione Toscana vuole istituire per sviluppare maggiormente l’agricoltura. Tutto parte dalla proposta di legge regionale di “Trasformazione dell’Ente azienda regionale agricola di Alberese in Terre regionali toscane”. All’interno di questa “trasformazione” viene inserita anche la Tenuta di San Rossore.

Chiaramente il lettore - come tutti coloro che conoscono la storia e la ricchezza ambientale e paesaggistica della Tenuta - si domanda cosa abbia a che fare la Tenuta di San Rossore, dichiarata “Riserva della Biosfera” dall’Unesco, con l’Azienda regionale agricola di Alberese.

Differenze che la giunta regionale non ha considerato tanto che ha approvato la proposta di legge che a dicembre andrà in discussione in consiglio regionale come legge collegata alla legge di stabilità o finanziaria regionale del 2013. Contro questo passaggio - definito un “esproprio” - in città e fuori città si stanno mobilitando il Coordinamento delle associazioni ambientaliste pisane e versiliesi, Italia Nostra Versilia, Legambiente Pisa, Versilia e Valdera, Lipu di Massaciuccoli e Wwf di Pisa e Lucca.

Ma il primo a osteggiare la proposta di legge è Fabrizio Manfredi, da pochi mesi presidente dell’Ente Parco Migliarino, San Rossore, Massaciuccoli. «Innanzitutto premetto che non mettiamo in discussione la costituzione dell’Ente delle Terre regionali toscane e le finalità che si prefigge», tiene a precisare il presidente Manfredi che, dopo questa breve introduzione, chiarisce come la pensa riguardo all’inserimento della Tenuta di San Rossore all’interno di questo nuovo Ente. «Sbagliatissimo» è l’aggettivo superlativo scelto dal presidente per giudicare ciò che vorrebbe fare la giunta regionale. «Ed è sbagliatissimo per diversi aspetti», prosegue Manfredi partendo «da un punto di natura legislativa». Il presidente ricorda che fu dodici anni fa la Presidenza della Repubblica a passare la gestione della Tenuta alla Regione dettando una serie di principi. «La Tenuta - afferma il presidente facendo riferimento a quel passaggio - è un “unicum” ambientale, paesaggistico, storico e culturale di rilevanza internazionale che deve essere gestita in modo conforme ai principi che regolano la legge nazionale sui parchi. mentre, adesso, con il passaggio all’Ente Terre regionali toscane, c’è un netto contrasto».

La Tenuta di San Rossore ha un’estensione di 5mila ettari, mentre 480 ettari (il 9,6%) sono campi a pascolo e coltivati per la zootecnia (il mucco pisano), ma tutto il resto (90,4%) è un ambiente su cui ci sono vincoli paesaggistici e monum entali; inoltre, la Tenuta è un luogo considerato di importanza comunitaria e inserita, su proposta stessa della Regione Toscana, nelle Zone Umide. Tutto questo patrimonio ambientale non può certo coniugarsi con un’azienda agricola.

Il presidente Manfredi rileva che l’inserimento della Tenuta di San Rossore nel nuovo Ente creerebbe «anche implicazioni finanziarie e gestionali. Il passaggio sarebbe un colpo letale allo stesso Ente Parco Migliarino, San Rossore Massaciuccoli in quanto il personale del Parco lavora anche per la Tenuta e quest’ultima è produttrice di attivo e ha proventi autonomi. La Tenuta è il cuore del Parco ed è la sua regione d’essere».

Infine, il presidente del Parco fa una limitata e condizionata apertura alla proposta di legge della Regione Toscana. «Possiamo ragionare solo ed esclusivamente per quei 480 ettari che dal la Tenuta - afferma Fabrizio Manfredi - ma bisogna anche essere consapevoli che questo territorio non può sopportare un’agricoltura intensiva e ogni progetto va inserito all’interno del Parco e dell’ambiente in cui è inserito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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