Il dolore
Guerra ai morosi e più case libere
Giro di vite su chi sta in alloggi popolari senza averne diritto «C’è chi ha più abitazioni e chi ha un reddito di 47.000 euro»
PISA. «La casa popolare è un servizio sociale che va erogato a chi ne ha bisogno». Da questo presupposto e con l'obiettivo di contrastare i casi di alloggi occupati senza i requisiti necessari e i casi di morosità “cronica” superiore a 20mila euro, prosegue “l'operazione di giustizia sociale e trasparenza” per gli inquilini delle case popolari messa in campo dal Comune di Pisa e Apes.
«Si è deciso di “aggredire” il problema perché le morosità pesano sul bilancio di Apes in maniera ormai insopportabile - spiega Ylenia Zambito, assessore comunale alle politiche abitative - Dopo più richieste di incontro con i “morosi cronici”, siamo riusciti a risolvere i problemi senza dover ricorrere ad atti amministrativi severi. In altri casi, invece, gli inquilini non si sono mai presentati e per loro abbiamo avviato le pratiche per morosità».
L'obiettivo, per questi ultimi, è verificare le condizioni economiche e intraprendere due possibili percorsi: pagare (se sono in condizioni di farlo) il debito accumulato attraverso una rateizzazione fino a un massimo di 96 mesi (con un anticipo del 50% del debito nei casi di redditi alti) o, per i cosiddetti “casi sociali”, inquilini che non possono far fronte al canone mensile e al debito accumulato, indirizzarli alla Società della Salute che si farà carico dell'affitto minimo (12,91 euro) azzerando la morosità, come avviene già per 48 inquilini.
I casi di abitazioni occupate senza titolo, in cui l'inquilino non ha mai avuto o ha perso il diritto ad usufruirne, sono 26. Per questi è in corso l'iter che permetterà ad Apes di recuperare gli alloggi e assegnarli a chi ne ha diritto. Gli inquilini a cui sono arrivate le lettere di sfratto sono invece 16.
Si tratta di persone che hanno accumulato oltre 20mila euro di arretrati (sono circa 800mila euro che Apes deve recuperare dai 16 casi individuati) non pagando, pur potendo, il canone mensile che, in base al reddito, varia da 12,91 a 350 euro mensili.
Cinque inquilini, tra cui uno con un reddito di 47mila euro, hanno accettato di pagare e lo sfratto è stato sospeso. È stato accertato che altri otto, tra cui una famiglia proprietaria di una casa (che non può avere l'alloggio popolare) hanno reddito mentre cinque “sono” a reddito zero (possono, quindi, accedere al percorso dei servizi sociali). Chi ha reddito può evitare lo sfratto saldando il debito (anche attraverso la rateizzazione).
Da gennaio, le procedure per il recupero degli arretrati riguarderà anche le morosità superiori ai 10mila euro.
«Si tratta di non tollerare più furbizie e inganni che sottraggono un bene comune a chi ne ha diritto - conclude Zambito - soprattutto in un periodo di crisi che vede le famiglie in difficoltà a partire dalla casa. Per far fronte all’emergenza, il Comune ha intensificato la consegna di nuove case popolari e quelli di “risulta”».
E il prossimo 1° dicembre saranno consegnati altri quattordici alloggi popolari nella zona del Cep.
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