Il Tirreno

Pisa

Torna la vecchia Dc, stavolta è doc

di Gianluca Campanella
Torna la vecchia Dc, stavolta è doc

Una sentenza ha annullato lo scioglimento del 1992, riparte lo scudo crociato originario. A Pisa su iniziativa di Pizzi

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PISA. Prima notizia: i pisani Piero Pizzi e Marco Bindi sono stati eletti nel Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana. Seconda notizia: leggete l’intestazione di questa pagina di giornale e troverete “Il Tirreno, mercoledì 28 novembre 2012”. Spiegazione: una sentenza della Corte di Cassazione (la numero 25999 del 23 dicembre 2010, emessa dalle Sezioni unite civili) con un tratto di penna ha cancellato gli ultimi vent’anni e, di fatto, ha stabilito che la Dc non è mai stata sciolta. Così due settimane fa a Roma si è svolto il 19° Congresso nazionale della Dc che ha eletto il senatore Gianni Fontana come segretario nazionale e il nuovo Consiglio nazionale, in cui sono eletti tre toscani: Pizzi e Bindi, appunto, e l’aretina Maria Pia Camaiti. Oggi i due esponenti locali annunciano l’intenzione di riprendere attività politica anche sul territorio. E questo denota vera passione politica. Sarebbe infatti facile alludere alla casta che si allarga, e non sarebbe neppure malizia: è lo stesso sito ufficiale del rinato Scudo crociato a promettere «clamorose conseguenze sul piano politico» non appena gli allora pensionati ora richiamati all’opera riusciranno nella «ricostruzione finalmente rigorosa di ciò che accadde tra il 1992-93 e negli anni in cui avvenne la spartizione dell’ingente patrimonio immobiliare appartenente alla Balena Bianca». Ci sarà dunque da divertirsi sul piano nazionale e chissà quanti litigi e nuovi ricorsi alla magistratura ci saranno ora che la torta è di nuovo sul tavolo. Pizzi e Bindi, però, quando torneranno dalla Capitale si dedicheranno al futuro del partito. Il primo, dopo circa 30 anni in consiglio regionale aveva «deciso di lasciare la politica, ma dinanzi alla rinascita della Dc torno nella mia casa. Il progetto è difficilissimo, siamo frati scalzi, ma getto il cuore oltre la siepe e mi rendo disponibile. Per la verità con molto entusiasmo ma sapendo bene che rapidamente lasceremo il testimone ai tanti giovani che hanno mostrato interesse». Per fare cosa? «L’appello rivolto a tutti è di lavorare insieme per ricomporre la diaspora ed è anche rivolto ai laici che abbiano a cuore le sorti dell’Italia. Il nostro faro è la dottrina sociale della Chiesa che guardiamo con spirito laico». Con una precisazione: «Non siamo né reduci, né nostalgici e non pensiamo di rifare la Dc del 1992, ma a un partito nuovo anche nelle modalità di presenza, che sappia misurarsi e rispondere ai drammatici problemi di oggi». Sulla scia Bindi: «È possibile il superamento dell’attuale crisi, la rifondazione del sistema Italia e la costruzione del nuovo modello di società, soltanto mediante una vera rivoluzione culturale e politica». La sua ricetta lascia intendere una partecipazione alle prossime elezioni: «Oggi è indispensabile pronunciarsi sul come, dove, quando e quanto; vedremo a breve chi sarà credibile e chi invece continuando a essere evasivo verrà mandato a casa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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