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Pisa

E l’antico simbolo batte le nuove regole

E l’antico simbolo batte le nuove regole

L’insegna in Corso Italia resterà. Da quelle stanze sono passati il presidente Gronchi e altri big

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PISA. Rinasce la Dc e resta anche il vecchio simbolo. L'insegna campeggia nella centralissima Corso Italia da oltre sessant'anni e nonostante la nuova normativa comunale non ne contempli più l'esistenza _ «anzi va assolutamente tolta», tuonano ormai da diversi anni vecchi e nuovi avversari politici, ma anche semplici cittadini_ è destinata a sopravvivere per chissà quanti anni ancora.

«È da considerare un'insegna storica _ spiega l'assessore ai Lavori Pubblici, Andrea Serfogli _ e pertanto penso che possa rimanere dov'è. Il divieto vale per quelle di nuova collocazione o non storiche, che vanno tutte uniformate alla nuova normativa».

Di storia da questa vecchia sede della Democrazia Cristiana ne è passata a fiumi. La vecchia insegna esiste da 67 anni ed è sopravvissuta anche alla scomparsa della Dc, sancita nel 1994. Per decenni questo vecchio palazzo di Corso Italia è stato anche uno dei maggiori centri di potere della città.

La Dc si trasferì qui, nell'antico palazzo dei Gambacorta, nel 1945. Il palazzo era stato utilizzato in precedenza dai militari americani per uno dei loro circoli.

A porgere il testimone al primo segretario del partito, il butese Natale Bernardini, fu il prof. Giuseppe Toniolo, che aveva guidato la Dc pisana nel periodo clandestino e durante la sua prima strutturazione in provincia.

Da allora e fino alla scomparsa della Dc, i primi inquilini del dugentesco palazzo Gambacorta (nel giardino sostò l'Imperatore Carlo IV), sono stati in successione, come segretari provinciali, Giulio Battistini, Enzo Meucci, Mario Pellegrini, Silvano Marchi, Paolo Arrigoni, Giancarlo Fiaschi, Carlo Ciucci, Luciano Canova, Aldo Santilli e Aldo Cecchella.

Su queste vecchie scale sono saliti Presidenti della Repubblica (il pontederese Giovanni Gronchi), svariati ministri e sindaci, decine di parlamentari.

Tra i rappresentanti più emblematici della prima Dc, quella fino agli anni Settanta _ nel periodo in cui ha svolto un ruolo egemone nella politica cittadina _ oltre al Presidente della Repubblica Giuseppe Gronchi, l'ex ministro Giuseppe Togni , i sindaci Giulio Battistini e Umberto Viale, Un ruolo rilevante lo ebbe negli anni Cinquanta anche Aldo Fascetti, nominato presidente dell'Iri.

In questo palazzo di Corso Italia si vissero momenti difficilissimi nel 1993, l'anno in cui la bufera di Tangentopoli toccò anche Pisa.

Avvisi di garanzia colpirono la Dc pisana. Piero Pizzi fu arrestato nell'aprile di quell'anno con l'accusa di concorso in concussione: allora era segretario regionale della Dc e quindi il numero uno del partito in Toscana. Pizzi venne poi assolto con formula piena in due gradi di giudizio. L'anno dopo nasceva il Partito Popolare Italiano e la Dc si scioglieva.

Gli ex democristiani pisani confluirono nel Ppi e un'altra parte nel nascente partito, il Centro Cristiano Democratica fondato da Pier Ferdinando Casini. Più avanti ci sarà una consistente trasmigrazione in Forza Italia di Berlusconi.

Umberto Moschini che per decenni è stato funzionario della Democrazia cristiana pisana, rivestendo anche importanti incarichi ispettivi a livello nazionale, non ha dubbi: «Quella della Dc resta una grande scuola di partito, la cui esperienza ha fatto bene alla nostra provincia e all'Italia. Ben difficilmente è ripetibile oggi. I tempi non sono più gli stessi».

Oggi, a distanza di 18 anni dallo scioglimento della Democrazia Cristiana, le vecchie scale di Corso Italia riapriranno i battenti ai nostalgici democristiani che conserveranno anche l'antica insegna.

Marco Barabotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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