Finanza
Verso il ballottaggio c’è un Pd ad alta tensione
Il dopo-voto parte all’insegna delle polemiche tra bersaniani e renziani Battibecco Gelli-Fontanelli, Mazzeo critica il Comune. Poi torna la calma
PISA. Litigano, anzi no. Il giorno post primarie nel centrosinistra pisano è stato vissuto sull’orlo di una crisi diplomatica: ora che al ballottaggio ci sono solo esponenti Pd, la “lotta” è tutta interna e i vari dirigenti hanno cominciato a sentire la pressione di una settimana supplementare di impegno. A fine serata è di nuovo festa, come domenica sera, e le polemiche si spengono una a una. Non si potevano deludere i 3.107.568 italiani in fila per ore e, tra questi, i 9.770 votanti nella città della Torre. Che sia veramente cambiata la “maledizione autolesionista” della sinistra?
Gelli-Fontanelli. La prima scaramuccia di giornata nasce a distanza. Paolo Fontanelli da Roma si esprime in qualità di rappresentante del comitato Bersani nel Cnp, coordinamento nazionale delle primarie: «Tra il segretario democratico e il sindaco di Firenze ci sono quasi 10 punti di distanza; l’affluenza alle urne è stata di 3,1 milioni». Siccome il giorno prima i renziani sostenevano che il distacco tra i due candidati ammessi al ballottaggio era di 5 punti e le presenze ai seggi arrivavano a 4 milioni, «quasi un milione in meno la dice lunga sull’attendibilità dei loro dati». Federico Gelli, coordinatore provinciale dei comitati pro Renzi, replica: «Fontanelli faccia mettere i verbali online e scopriremo chi ha torto». Lo fa tramite un’agenzia nazionale, «dopo aver avvertito Matteo». Allude a brogli? «Una questione di trasparenza». Nel tardo pomeriggio a chiudere la questione ci pensa Lino Paganelli, delegato di Renzi nel Cnp: hanno ragione loro. Innegabile la classe, ma si poteva evitare la tempesta nel bicchiere? Fontanelli fa capire che delle scuse ci starebbero bene.
Mazzeo-Ferrante. Tutto pisano, invece, il botta e (non) risposta tra il consigliere comunale Antonio Mazzeo e il segretario comunale del Pd Andrea Ferrante. Il primo, a ora di pranzo, contesta un giudizio del secondo: «Andrea dice che il buon risultato di Bersani è frutto del buon lavoro del partito. Credo di essere un pezzo autorevole del partito e ne vado fiero; allora il buon risultato di Renzi di chi è frutto?». Insomma, il segretario ha diritto di schierarsi, ma quando parla a nome di tutti deve essere super partes. Nel pomeriggio Mazzeo chiama Ferrante: «Ci siamo chiariti». Ma intanto su Facebook ci sono 37 post in libera uscita sull’argomento.
Mazzeo-Gazzarri. Polemica lampo (dura pochi minuti) quella tra Mazzeo, numero due dei comitati provinciali pro Renzi, e Maurizio Gazzarri, capo di Gabinetto del sindaco. Il primo lamenta regole poco chiare sulla possibilità di registrarsi per chi non lo ha ancora fatto. E l’altro risponde: «Le regole sono chiarissime, a meno che non si vogliano rimettere (ancora) in discussione le cose già decise». In effetti i due giorni utili sarebbero il 29 e il 30 novembre; ma Renzi ha chiesto un allargamento della delibera e a Roma stanno cercando un compromesso. Mazzeo ne esce bene: «Non chiedo di cambiare regole, ma solo di sapere quali sono per informare i tanti che mi chiamano. Però si deve tenere in considerazione la grande richiesta di partecipazione, come auspica Matteo. Bersani è stato un signore finora e ha mostrato aperture su tutto. Se non ci sarà apertura solo su questo, nessun problema. Basta saperlo subito».
La morale. L’adrenalina per la competizione c’è tutta: buon segno, perché la sfida è vera. E sembra reggere il proposito di non spaccare il partito.
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