Il Tirreno

Pisa

Appello per salvare il Gioco del Mulino dalla scomparsa

di Pierluigi Ara

Lo strumento, con gli ingranaggi rotti, versa in abbandono e da tre anni non c’è più la storica sfida fra le borgate di Calci

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CALCI. “Quel mulino non è da rottamare!”. È lo strumento dello storico gioco che non si svolge da tre anni e, nonostante tanta buona volontà, rischia di finire al macero dopo la rottura dei suoi ingranaggi avvenuta durante la disputa dell’ultima edizione.

La Magistratura del Gioco del Ponte, che ha anche la competenza in materia, lancia l’appello perché l’amministrazione comunale si faccia carico del problema. «Non possiamo far morire la manifestazione, che affonda le radici nella migliore tradizione», dice e ripete il governatore Daniele Cionini, il quale si batte perché torni l’originale sfida dei mugnai attorno all’attrezzo ricostruito alla perfezione esattamente trenta anni fa quando la competizione vide la luce nell’ottobre 1982, una domenica di pioggia, nella quale ricevette il battesimo tra curiosità, apprezzamento e polemiche.

Il Gioco del Mulino poteva essere fatto solo in Vallegraziosa dove l’ultimo mulino funzionante, dei più dei cento esistenti, si era fermato qualche tempo prima. L’economia locale, dal Medioevo ai primi del 1900, si è sviluppata intorno all’arte molitoria, resa possibile dalla presenza di ruscelli e torrenti di buona portata, che fornivano l’energia motrice. Il Gioco è la rievocazione di quel passato.

In campo gli otto rioni nei quali è divisa la valle di Calci. Per gli otto quartieri combattono otto squadre di tre mugnai ciascuna: Castelmaggiore, Castello, Ponte Grande, Montemagno, Nicosia, La Pieve, La Corte e La Gabella. Alle stanghe di ferro contrapposte si oppongono due formazioni per volta, impegnando forza e tecnica. La squadra che retrocede oltre un certo limite angolare si prende la pioggia di farina. È il segno della sconfitta.

Ogni quartiere ha le sue insegne, i capitani ed i combattenti. Un momento di grande interesse è costituito dal corteo con personaggi in costume tardo cinquecento, con cavalli al seguito.

Adesso la preoccupazione, fondata, che tutto sia definitivamente cancellato. Cionini rileva: “Dal Parco delle Fonderie, dove era stato lasciato in stato di degrado, il mulino di recente è stato trasportato al Paduletto. Rischia la fine delle cose dismesse. Il nostro invito a sistemarlo è rimasto lettera morte. E’ vero, occorre un po’ di denaro per riportarlo in piena efficienza. Dovrebbe essere questa una priorità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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