Sicurezza
Marchio di garanzia per tutelare la cecìna
È l’obiettivo a cui sta lavorando Realacci. Ma l’agroalimentare critica l’Ue: «Ignora le contraffazioni»
PISA. Il settore agroalimentare italiano non nutre molta fiducia nell’operato dell’Unione Europea. E’ quanto emerso durante il primo dibattito, “L’Europa è servita”, cui hanno preso parte, il parlamentare Pd Ermete Realacci, l’eurodeputato Paolo Bartolozzi, il presidente provinciale di Coldiretti, Fabrizio Filippi, Oreste Gerini dirigente del Ministero delle Politiche agricole e il presidente regionale di Cna, Valter Tamburini. «Bisogna distinguere l’azione di tutela dell Ue - dice Filippi - dalla politica agricola comune che attraverso la creazione delle dop e igp è tesa a salvaguardare la peculiarità delle produzioni tutelando le eccellenze alimentari. Con la pac si è dato un sostegno al reddito delle imprese agricole talvolta con misure che pur portando denari nelle tasche degli agricoltori hanno drogato il mercato agricolo. La tutela della diversità alimentare attraverso l’uso delle denominazioni è fondamentale, uno dei pochi strumenti efficaci contro la contraffazione. Ma il cittadino purtroppo non ne è pienamente consapevole». E sulla tutela delle imprese e del consumatore si è espresso anche Valter Tamburini: «I nostri rappresentanti all’Ue devono coordinarsi in un impegno forte e deciso per porre fine a leggi inique e dannose per il nostro agroalimentare e per evitare anche la beffa della mancata tutela dei nostri prodotti. E’ sotto gli occhi di tutto il mondo non solo l’uso improprio di nomi su prodotti esteri che richiamano a quelli italiani. Vini fatti con le polverine nel kit di montaggio, mozzarelle blu. Tutti prodotti in paesi membri di una Ue che continua a far finta di niente». Al j’accuse di Tamburini ha fatto eco Realacci che ha quantificato la cifra approssimativa del danno subito dal settore agroalimentare. «Questo mancato intervento dell’Europa – dice Realacci – ci costa almeno 70miliardi euro di mancati introiti. Il settore enogastronomico e agroalimentare vive praticamente di export, godendo di un forte appeal tanto che molti giovani, pur in piena crisi, hanno creato piccole imprese dalle quali provengono prodotti di altissima qualità». Concludendo, Realacci ha ricordato che sta lavorando per fare assegnare il marchio Sgt (specialità tradizionale garantita) alla nostra “cecìna”. «Naturalmente – dice Realacci – considerata l’origine storica di questa specialità mi piacerebbe che venisse accomunata ad un territorio assai vasto». (d.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google