Il Tirreno

Pisa

Avatar nasce al Sant’Anna la realtà virtuale pare vera

Pronta l’Embodiment Station che consente si ricreare su una persona fisica le sensazioni catturate attraverso un robot o un proprio corpo “surrogato”

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PISA. La tecnologia digitale sfuma i confini tra il mondo virtuale e quello reale. Oggi il limite diventa sempre più evanescente grazie anche a una piattaforma innovativa che ricrea ambienti virtuali - il suo nome è “Embodiment Station” -  in grado di ricreare, sulla persona fisica che la sta utilizzando, le sensazioni catturate attraverso il corpo di un robot o di un avatar mediante una esperienza di realtà virtuale multisensoriale. La piattaforma è stata sviluppata dal Laboratorio di Robotica percettiva dell’Istituto Tecip della Scuola Superiore Sant’Anna, nell’ambito degli studi sull’interazione fra uomo e macchina e sulla percezione umana, che dimostrano come in futuro sarà possibile immedesimarsi, per una persona, in un avatar virtuale o in un robot fisico. Questo immedesimarsi è proprio uno degli obiettivi del progetto europeo “Vere”, (Virtual Embodiment and Robotic Re-Embodiment), che vede fra i partner il Laboratorio di Robotica e che mira a dissolvere il confine tra il corpo umano e i suoi surrogati virtuali o fisici. In uno scenario futuro, che potrebbe apparire fantascientifico, peraltro già raccontato dai film “Avatar” e “Il mondo dei surrogati”, si potrà disporre di un corpo surrogato  e percepirlo come il proprio corpo, attraverso illusioni sensoriali ricreate in maniera artificiale. Il progetto “Vere” ambisce a raggiungere l’obiettivo nel giro di tre anni. Questa esperienza viene resa sempre più realistica, grazie al coinvolgimento contestuale di diversi sensi. Si apre uno scenario di applicazioni particolarmente vasto. Utilizzando un avatar remoto si potrà viaggiare in un mondo ricreato in realtà virtuale senza muoversi da casa oppure sarà possibile camminare avendo la sensazione di essere presenti all’interno del corpo di un robot fisico remoto e interagire con le persone presenti nell’ambiente circostante. L’Embodiment Station è stata ideata dal professor Massimo Bergamasco, ordinario di Meccanica applicata alle macchine. Con lui collabora Antonio Frisoli, professore associato e responsabile dell’area di Interazione uomo-robot al Laboratorio. «Rimanendo comodamente seduti - spiega Frisoli - si può ricreare l’impressione fisica di camminare. Le vibrazioni trasmesse attraverso la piattaforma riescono infatti a simulare lo spostamento di peso da una gamba all’altra e sono sincronizzate con il video tridimensionale di una camminata».  «Il sistema indossabile di acquisizione - aggiunge Daniele Leonardis, dottorando in Tecnologie innovative per la robotica - è composto da due telecamere per la registrazione video in tre dimensioni, un sensore accelerometrico e  un giroscopio per la registrazione delle vibrazioni e delle velocità angolari della testa, nonché un doppio microfono per una registrazione audio, sempre in tre dimensioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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