Il dolore
Violenza su donne, oltre 200 casi
In città e provincia crescono gli episodi di maltrattamento e le richieste d’aiuto per stalking
PISA. La violenza sulle donne non conosce tregua. In occasione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, l’associazione Casa della Donna di Pisa ha presentato i dati raccolti nell’ultimo anno dal centro antiviolenza. Sul nostro territorio, che si allarga da Pisa città fino a Pontedera e zone limitrofe, 221 donne nell’ultimo anno si sono rivolte al Telefono Donna attivo presso l’associazione (rispetto alle 173 dell’anno passato); 203 invece, hanno subito un maltrattamento. Il 73% delle richieste è arrivato da utenze di nazionalità italiana (in aumento quelle da parte di donne straniere); mentre la fascia di età compresa tra i 30 e 50 anni, anche quest’anno, si è confermata come la più soggetta al fenomeno della violenza. I dati indicano anche che le donne coinvolte, per lo più hanno conseguito un titolo di studio alto (diploma di scuola superiore o laurea), ma per la prima volta in venti anni, risulta che queste vivono una situazione lavorativa disagiata (il 31% sono disoccupate, il 20% precarie).
«Non avere un lavoro – dice la coordinatrice del centro antiviolenza Giovanna Zitiello - significa non poter scegliere di lasciare un partener violento. La casa che dovrebbe essere il luogo della sicurezza affettiva, in queste situazioni si trasforma in una sorta di prigione».
La ricerca svolta dalla Casa della Donna allora anche su questo punto dice molto, perché a differenza di quanto si possa credere, l’ambito in cui si attuano maggiormente violenze sulle donne è quello domestico. «Tra le mura domestiche – prosegue Giovanna Zitiello - si verificano il 32% delle violenze fisiche e psicologiche, ma anche quelle di natura strettamente economica (20%). Lo studio sottolinea l’aumento (dal 17 al 22%) della violenza di tipo psicologico ed il raddoppio dei casi di stalking».
La donna che cade nella spirale della violenza appare confusa e disorientata, vive il mondo esterno come ostile. Le conseguenze dirette sulla sua salute possono essere fisiche, ma anche di altra natura (attacchi di panico o disturbi dell’alimentazione). «Ad agire violenza – conclude Giovanna Zitiello - è soprattutto l’uomo con cui hanno deciso di vivere. Il 72% sono mariti e conviventi (il 78% dei quali è italiano), mentre aumentano i casi di violenza protratti dagli ex-partner (22%). In generale sono uomini con una situazione lavorativa abbastanza stabile (56%) e socialmente trasversale: operai, impiegati, liberi professionisti e dirigenti».
Quando si parla di violenza alle donne, più in generale si parla di “violenza di genere”. Ovvero, di quella violenza attuata dagli uomini sulle donne, poiché donne. «Per cercare di arginare il fenomeno quindi – dice l’Assessore alle pari opportunità Maria Luisa Chiofalo - la strada è solamente una: incentivare a più livelli lo sviluppo di una cultura di genere. Atta a migliorare i rapporti tra i sessi attraverso la valorizzazione delle differenze esistenti tra uomini e donne».
«Per questo – conferma il presidente della Società della Salute Maria Paola Ciccone – le istituzioni devono agire sempre più in stretta sinergia, in modo da rendere più forte e stringente al riguardo la formazione dei cittadini».
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