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Scienze per la pace non chiude

Scienze per la pace non chiude

Il vicepresidente Luzzati: proseguiremo questa esperienza

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PISA. Tommaso Luzzati, vicepresidente del corso di laurea in Scienze per la pace, risponde alla lettera pubblicata a pagamento ieri sul “Tirreno” dall’associazione “Friends for peace” e manda un messaggio di «tranquillità assoluta: in Ateneo c’è intenzione di proseguire l’esperienze di questo corso; è giusta e legittima la preoccupazione di quel testo, ma eccessiva».

Certo, la situazione non è rosea, anzi tutta «l’Università italiana sta vivendo una tragedia, ma non inganniamo nessuno: qualora ci rendessimo conto che il corso non si tiene in piedi, lo chiuderemmo prima».

L’avviso uscito in uno spazio pubblicitario denunciava «la mancata attivazione di molti insegnamenti al primo anno della triennale». Luzzatti non nasconde le difficoltà: «Quest’anno il passaggio dalle facoltà ai dipartimenti ha generato per tutti disfunzioni gravi, ma transitorie. Noi, in particolare, siamo in una situazione ancora più delicata, perché è cambiato pure il collegio di gestione», cioè il dipartimento di riferimento. Ma ormai è tutto risolto: nel secondo semestre si recupereranno le materie partite in ritardo.

Il problema è sul lungo periodo: i professori vanno in pensione e il blocco del turn over vieta le assunzioni: l’Ateneo pisano è passato in pochi anni da 2mila a 1.600 docenti. Luzzatti spiega che «tutti i corsi sono a rischio e tanto più se si fondano su competenze specifiche», come Scienze per la pace. Ma su un punto il vicepresidente vuole essere chiaro, replicando all’accusa lanciata ieri: «Non siamo così irresponsabili da far iscrivere gli studenti e poi chiudere il corso. Se ci accorgessimo che diventa agonizzante, provvederemmo prima».

Usa la metafora del menu di un ristorante: «Fino a quando trovate scritto “tagliolini ai gamberoni” non vi inganniamo servendo pasta al sugo». E c’è speranza: «Scienze della pace non è in sofferenza, né per quanto riguarda i numeri, né sulla provenienza degli studenti che arrivano da tutta Italia». Nel testo di “Friends for peace” c’è però un punto «ingiustificato, quando parlano del Cisp: è un centro di ricerca, non confondiamolo con la didattica». (g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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