Gioco
Oggi gli avvocati incrociano le braccia
Nel mirino le condizioni delle carceri e dei detenuti: visita con i politici al Don Bosco
PISA. Anche i penalisti pisani si fermeranno oggi per la protesta indetta dalle camere penali a livello nazionale per denunciare lo stato delle carceri, fatiscenti e sovraffollate, e le condizioni dei detenuti. In tribunale dunque si terranno solo i processi relativi a detenuti, mentre gli avvocati si asterranno da ogni attività difensiva. La situazione degli istituti penitenziari viene tenuta d’occhio anche attraverso l’osservatorio carceri «che - osserva Serena Caputo, a nome dell’osservatorio pisano - con cadenza mensile denuncia senza mezzi termini le problematiche del sistema attraverso iniziative concrete per richiamare l'attenzione della classe politica, ancora troppo sorda a quella che avrebbe dovuto essere una emergenza ma, che ormai, è diventata una patologia cronica. Ricordiamo lo sciopero della fame iniziato a giugno 2011 dagli esponenti della Giunta e a staffetta proseguito dagli esponenti locali, la pubblicazione del volume "Prigioni d'Italia - Viaggio nella realtà delle carceri", curato direttamente dall'Osservatorio» e che a Pisa sarà presentato sabato alle 15 al palacongressi da Ezio Menzione, fino a quest'ultima di oggi.
«Le carceri non funzionano - aggiunge l’avvocato Caputo - visto quanta gente è ancora in attesa di giudizio, dati 67.000 detenuti su una capienza di 42.000, più di 180 morti ogni anno, l'aumento esponenziale dei suicidi, due miliardi e mezzo di euro all'anno investiti per servizi assolutamente insufficienti, l'aumento della tossicodipendenza, il proliferare di malattie di ogni genere, la carenza di programmi di recupero e di reinserimento. Per il Don Bosco di Pisa, che a parte il centro clinico ha gente stipata in cameroni e dove manca di tutto, la camera penale, aderendo all’invito della giunta nazionale e convinta di una strategia comune, ha organizzato a breve scadenza una giornata di apertura con la partecipazione di politici e istituzioni. È giusto e necessario - conclude l’avvocato Caputo - che tutti, anche le autorità e i cittadini stessi, vedano con i propri occhi e di conseguenza valutino. La civiltà di un popolo si misura anche dalle sue carceri, diceva Voltaire».
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