Il Tirreno

Pisa

«Servono 8 milioni per rendere sicuri gli argini del Serchio»

di Daniele Benvenuti
«Servono 8 milioni per rendere sicuri gli argini del Serchio»

Dopo il recente nubifragio, il sindaco torna alla carica e chiede alle istituzioni di fare fronte all’emergenza

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VECCHIANO. «Dopo l'alluvione del 2009 abbiamo fatto molto per mettere in sicurezza il territorio, ma non basta. Con assoluta urgenza sarebbe indispensabile realizzare altre opere per almeno 8 milioni di euro, perlomeno per mettere in sicurezza gli argini nella loro attuale dimensione». Il sindaco di Vecchiano Giancarlo Lunardi non vuole che si abbassi la guardia sulla pericolosità del Serchio, visto la paura dei giorni scorsi.

«Il livello dell’acqua raggiunto alcuni giorni fa - spiega Lunardi - era ancora lontano da quello della disastrosa alluvione di tre anni fa, tuttavia la preoccupazione da parte dei cittadini c’è stata ed è stata legittima, perché il Serchio non è ancora stato messo in sicurezza». Dopo l'alluvione del 2009 la Provincia ha realizzato opere per 4 milioni di euro, a partire dal ripristino dei 160 metri di argine portati via dal Serchio a Nodica.

Ancora il sindaco: «Gli interventi eseguiti sono importanti, ma per mettere definitivamente al sicuro il Serchio occorrerebbero molte risorse in più. Secondo il Piano di bacino sarebbe necessario rialzare ed allargare gli argini, inserendo negli stessi delle palancole per impedirne lo sfondamento e dovrebbero essere ricostruiti più alti i ponti di Ripafratta, di Pontasserchio e di Migliarino. Tutto questo costerebbe circa 100 milioni di euro: sono tanti, è vero, comunque non superiori ai danni provocati a causa di una sola alluvione».

Per l'urgenza basterebbero i famosi 8 milioni e mezzo, soldi che almeno sulla carta potrebbero esserci perché inseriti in un accordo Stato-Regione. E Lunardi alza la voce: «Conosciamo il difficile contesto economico nazionale e siamo consapevoli che tutto il Paese vive una situazione difficile dal punto di vista della difesa del suolo. Una cosa però dobbiamo dirla: nell’ultimo secolo gli argini del fiume Serchio sono stati affidati prima allo Stato, poi alla Regione e da minor tempo alle Province, e noi abbiamo conseguito il triste primato di essere stati allagati nel 1940, con la rottura degli argini a Filettole e Nodica, nel 1952 con la rottura di Nodica, nel 1982 con la rottura di Migliarino, nel 2000 a Nozzano, al confine di Filettole, e nel 2009 ancora a Nodica. Ci sentiamo pertanto parte lesa – insiste - e daremo battaglia su tutti i piani, se necessario anche su quello dell’azione risarcitoria collettiva per un giusto risarcimento dei danni subiti e per l’eliminazione dei rischi. Spesso si parla delle cemenitificazione come causa di questi disastri. Non è il caso nostro visto che il 70% del territorio è inserito nel Parco e da più di 30 anni c’è un divieto di costruire nuovi fabbricati. Una ragione in più – conclude Lunardi - per dire che è arrivato il momento di renderci giustizia, di mettere in sicurezza gli argini del Serchio e per farci vivere e lavorare con la serenità che ci spetta di diritto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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