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Infortunio sul campo? Non c’è risarcimento

di Antonio Scuglia
Infortunio sul campo? Non c’è risarcimento

PISA. Aumentano sempre di più i casi in cui uno sportivo, dopo un incidente di gioco, cita in giudizio un avversario o altri presunti responsabili, ma ottenere il risarcimento non è così facile come...

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PISA. Aumentano sempre di più i casi in cui uno sportivo, dopo un incidente di gioco, cita in giudizio un avversario o altri presunti responsabili, ma ottenere il risarcimento non è così facile come si possa pensare. Ne dà una diretta conferma la recente sentenza 737/12 del giudice di Pace Dario Bongiorno, chiamato a decidere sulla richiesta di risarcimento avanzata da un giovane pisano nei confronti della società sportiva proprietaria del campo di calcio a cinque dove si è procurato un infortunio mentre giocava. Difeso dall'avvocato Giulia Balestri, il club si è visto dare pienamente ragione.

Il giocatore chiedeva il risarcimento dei danni fisici patiti in conseguenza di un'azione di gioco all'interno del campo di calcetto, asserendo la responsabilità della società proprietaria del campo «per aver omesso di adottare tutte le cautele e misure necessarie per evitare l'insorgenza di simili eventi dannosi».

Ma secondo il giudice «non ha fornito la prova di un nesso di causalità diretta tra la cosa e il danno, tale da configurare l'evento come conseguenza normale di una condizione particolare, potenzialmente lesiva, della cosa, né ha fornito prova dell'esistenza di pericoli e/o trabocchetti».

Dall'esame delle risultanze istruttorie è infatti emerso che il campo da gioco era conforme alle regole di realizzazione degli impianti sportivi di calcio a 5.

In particolare, dall'esame delle fotografie appare evidente che sia rispettato il margine di sicurezza regolamentare di 1 metro tra la linea di gioco e il primo ostacolo fisso, nella fattispecie rappresentato dalla rete di recinzione: l'opportunità di installare elementi di protezione in impianti con rete di recinzione sussiste nel caso di presenza di ostacoli in prossimità dell'area di gioco, come i pali o lampioni, assenti nel caso in questione.

Un teste, partecipante alla partita, ha dichiarato che il giocatore era andato a colpire la rete di recinzione con il polso della mano dopo uno scontro di gioco: «Dalla descritta dinamica dell'azione di gioco - annota il giudice - deriva evidentemente che la condotta dell'infortunato, indotta dall'avversario, abbia assunto un'autonoma efficienza causale nella determinazione dell'evento dannoso. Infatti non l'urto in sé con la rete di recinzione è stata la causa delle lesioni, ma il fatto che tale impatto sia stato a sua volta determinato dallo scontro di gioco che ha evidentemente costretto il giocatore ad una corsa irregolare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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