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Pisa

I conti non tornano neppure sull’Imu

I conti non tornano neppure sull’Imu

L’amministrazione lamenta una mancata compensazione di 1,3 milioni da parte del governo

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PISA. Un’altra voce di bilancio che fa discutere a Palazzo Gambacorti, sede del Comune, è quella relativa al gettito Imu, l’imposta unica sugli immobili. Nelle linee di indirizzo per il bilancio preventivo 2013 già si fa presente la «mancata compensazione completa dei tagli determinati dalla differenza tra il gettito Imu effettivamente stimato dopo il pagamento dell’acconto di giugno rispetto a quello stimato dallo Stato a maggio».

Lo Stato, cui va una larga fetta dei ricavi, aveva preventivato un introito comunale di 33,7 milioni; Pisa invece aveva indicato la cifra di 26,5 milioni. Tra differenze varie, dentro un calcolo complesso, il Comune resta fuori per 1,3 milioni. «Praticamente la quota che il Comune deve a se stesso sui propri immobili», spiega Viale.

Nel frattempo, l’amministrazione ha confermato anche per il saldo di dicembre (scadenza il giorno 17) le aliquote dell’acconto. Mentre Il Sole 24 Ore ha pubblicato alcune graduatorie sul peso dell’Imu nelle tasche dei cittadini: Pisa risulta nelle posizioni più alte - sui 105 comuni capoluogo presi in considerazione - sia per l’abitazione principale (12º posto, terza in Toscana) che per la seconda casa (8º posto, prima in regione). Le cifre? Nel primo caso 555 euro per le case in semicentro, 716 per il centro, 95 per la periferia; nel secondo 2.000, 2.428 e 781.

Gli esperti sottolineano che, più delle aliquote decise dai sindaci, pesano le differenze tra le rendite, ovvero i valori catastali che costituiscono la base per il calcolo dell’importo Imu da pagare. «Succede così - dice l’assessore Viale - che, per la stessa abitazione, a Pisa, Lucca e Trento, prendendo ad esempio tre realtà con la stessa aliquota per l’abitazione principale, i cittadini pagano diversamente». Nello specifico del semicentro a Pisa 555, a Lucca 185, a Trento solo 60. In effetti si parla già di riforma del catasto, ma non prima di cinque anni. «Nel frattempo - propone Viale - sarebbe giusto introdurre nel meccanismo di calcolo i valori immobiliari, in modo da riequilibrare i moltiplicatori catastali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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