La protesta
Decine di furti ogni giorno «Basta, siamo esasperati»
Appello a prefetto, questore e carabinieri da un gruppo di abitanti di Ghezzano e di proprietari dei terreni lungo via Cisanello: «Non siamo più padroni di nulla»
PISA. Centinaia di furti, decine di denunce ogni giorno e soprattutto un grande senso di rabbia e impotenza per una situazione che si ripete negli anni, senza sosta, come un male senza rimedio. La denuncia viene da un gruppo di abitanti di quella fascia di terra lungo l’Arno, al confine fra Pisa e San Giuliano, alle spalle dell’ospedale di Cisanello, una bella zona piena di serre, e poi anche da chi poco più avanti vive, a Ghezzano. «Sappiano che i nostri sono piccoli problemi rispetto ad altri - dicono alcuni di loro - ma siamo esasperati da furti e danneggiamenti che si ripetono negli anni, dal fatto di non poter essere più padroni di un pezzetto di terra che magari era l’unico sfogo possibile, dal sentirsi in sintesi abbandonati, senza protezione».
Non vogliono dare i loro cognomi, per paura di rappresaglie, ma sono disposti ad incontrare le istituzioni per far presenti le loro difficoltà.
«Vorrei fare un appello al prefetto - dice uno di loro, Paolo - che vedo molto attento anche ai piccoli problemi della gente, e poi al questore e al comandante dei carabinieri. E vorrei che ci rispondessero. È possibile che non si possa far nulla per difenderci»?
Poi ad uno ad uno sciorinano le loro odissee. «Ho ereditato quel campo da mio padre - racconta il primo - che già prima di morire aveva gettato la spugna. Insieme ad altri vecchietti come lui coltivava quella terra, facevano a gara a chi aveva la verdura più bella, aveva allestito il capanno degli attrezzi con una cucina da campo, un frigo, un tavolo, per portarci i nipoti. Puntualmente entravano vandali di ogni tipo, uccidevano polli e conigli che mio padre allevava, li cucinavano e poi lasciavano il disastro. Quando mio padre fece sparire il cucinotto per evitare bivacchi, entrarono e spaccarono tutto, versando poi fiumi di olio e vino che lui custodiva là». «Ho riparato il mio capannone mille volte - racconta un altro - ma puntualmente spaccano e portano via tutti gli attrezzi costosi, il trattorino, la falciatrice elettrica, la motosega: non so quante volte li ho ricomprati. Ho messo l’allarme, la porta blindata, le inferriate alla finestra, ma sembra che tutto sia inutile».
«Avevo l’abitudine di portare in quel pezzetto di terra i miei nipotini - dice un terzo - ma ho dovuto smettere perché ci ho trovato i ladri anche in pieno giorno: stavano smontando le grondaie di rame del mio capanno. Quando mi hanno visto sono scappati, ma poi sono tornati di notte a finire il lavoro. Alla fine ci ho messo le grondaie di plastica. Ci trovo spesso stranieri, io come gli altri, ma solo parlarlarme mi disturba: mi sembra di essere ingiusto contro tutti i lavoratori stranieri che vivono qui nel rispetto delle regole e che diventano a loro volta vittime di possibili pregiudizi...».
«Si tratta di cose che accadono da molto tempo - dice Fabio, un abitante di Ghezzano - ma che soprattutto nell’ultimo anno hanno generato una situazione impossibile: sparisce di tutto, bici, motorini, attrezzi agricoli, non siamo padroni di avere nulla, qui circola gente di ogni tipo. Siamo ogni giorno bersaglio di furti e fra noi ci sono anche rappresentanti delle forze dell’ordine: purtroppo non se ne esce».
Uno di loro mostra un fascio di denunce: dieci negli ultimi due anni. «Ho subito tre furti in quindici giorni»: dice. «Carabinieri e polizia a volte allargano le braccia - aggiunge - ma uno ultimamente mi ha dato il suo numero e mi ha detto di chiamarlo quando voglio: gente così mi apre il cuore. La mia paura è di perdere qualche giorno la testa e magari avere dei comportamenti insensati: so che magari soccomberei perché questa gente è ben più agguerrita e si muove sempre in gruppo, per cui sarebbe meglio desistere dal desiderio di affrontare chiunque in qualsiasi situazione. Anche le forze dell’ordine mi consigliano sempre di mantenere la calma, ma non so per quanto ancora porterà pazienza». Noi giriamo l’appello di questi cittadini a chi di dovere: è possibile dar loro una risposta e soprattutto far sentire che non sono soli»?
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