Sicurezza
Brosio: non la penso come il vescovo ma gli obbedisco
La polemica su Medjugorje: il popolare giornalista spiega perché il gruppo di preghiera non si riunisce più in chiesa
PISA. «Non sono d’accordo ma rispetto il mio vescovo ed obbedisco». Risponde come Garibaldi a Teano Paolo Brosio, sulla presunta frattura esistente con monsignor Giovanni Paolo Benotto, vescovo di Pisa e della diocesi che prende diverse province, sul fatto di testimoniare la parola della Madonna di Medjugorje in chiesa. «Non c’è nessuna rottura con monsignor Benotto - spiega da Manchester, dove si trova per interessi calcistici: l’incontro col Real Madrid - c’è solo un modo diverso di vedere le cose, ma proprio perché è il mio vescovo, obbedisco. Gli voglio bene e prego per lui e spero - una volta che la commissione nominata sul caso ed affidata al cardinal Ruini abbia potuto finire i suoi lavori favorevolmente su questo evento che si ripete da trentun’anni - che possa magari venire anche lui, con me a Medjugorje. Nessuna frattura quindi solo l’obbedienza di un laico alla sua fede. Faccio il giornalista e il mio mestiere è raccontare la verità. Per questo nel mio ultimo libro racconto quanto è accaduto», aggiunge Brosio, giornalista pisano, ex di Mediaset, personaggio di spettacolo e la cui conversione, avvenuta quasi quattro anni fa, ne ha fatto un sponsor mariano. A Medjugorje Paolo ha portato negli anni attori, sportivi, giornalisti e tanti pisani, professionisti, imprenditori e suoi colleghi.
Fra loro Claudia Koll, il manager Juve, Mondadori e Standa Giovanni Cobolli Gigli, la tennista Mara Santangelo, il campione di pallanuoto Alex Giorgetti.
«Il mio gruppo di preghiera è nato il 25 gennaio scorso, ed ha quindi quasi un anno di vita, nella mia parrocchia, a Forte dei Marmi. A maggio Benotto, che è vescovo anche della Versilia, mi ha chiesto di portare la nostra testimonianza dove vogliamo ma non in chiesa. Mi è dispiaciuto, ma che devo fare? Capisco il suo punto di vista ed obbedisco. Mi piace solo dire, senza polemica, che dalla mia conversione, il 2 febbraio del 2009, ho portato la mia testimonianza in più di quattrocento chiese italiane. Domenica scorso ero con l’arcivescovo di Perugia, recentemente sono stato col patriarca di Venezia e con il vescovo di Verona; in Bosnia sono stati a settembre il vescovo di Livorno con tre sacerdoti di Montenero, lì è stato il primate d’Austria. Per quanto mi riguarda difenderò Medjugorje fino alla morte, è la mia vita e il mio cuore mi porta là con migliaia e migliaia di persone. Sono milioni i pellegrini che vanno laggiù e se la chiesa concludesse contro penso che sarebbe una catastrofe spirituale, anche se capisco la prudenza ed il fatto che certe apparizioni potrebbero anche essere prodigi del demonio. Quello che mi ha fatto piacere, in tutto questo, è di essere riuscito a riaprire un santuario che era stato riconosciuto con decreto papale nel 1821 e che era chiuso da trent’anni, quello della Madonna del piastraio, protettrice dei cavatori della Versilia, a Stazzema. Ma posso continuare a testimoniare la mia fede ovunque, anche perché questo è stato proclamato da papa Benedetto l’anno della fede, in cui si raccomanda ai laici di fare testimonianza, quello che sto facendo. Sono contento di aver fondato questi gruppi di preghiera in Versilia, dove ci sono duemila discobar e undici discoteche. Per questo ho lasciato la mia, perché non si possono servire due padroni ed io voglio portare ovunque il seme della fede che ho trovato laggiù».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
