Il Tirreno

Pisa

Pisa ricerche, i dipendenti chiedono i danni biologici

di Candida Virgone
Pisa ricerche, i dipendenti chiedono i danni biologici

Sono arrivati i primi licenziamenti, otto in mobilità da ieri senza paga da 7 mesi Dura lettera ai soci: «Colpa vostra se siamo ridotti così, tocca a voi sistemarci»

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PISA. «Vogliamo chiedere un risarcimento per danno biologico: ci sono tutti i presupposti». Lo dicono, in una lettera ai soci, i dipendenti (qualcuno già ex, qualcuno ancora no) del fallito Consorzio Pisa Ricerche, gente a questo punto da ben sette mesi senza una lira e soprattutto, bisogna convenire, senza prospettive per ora concrete sulla fine di questa brutta storia. Una brutta storia, per qualcuno di professionalità gettate al vento, per qualcun altro di sogni di gloria vagheggiati senza costrutto. Ieri intanto sono arrivate le lettere di licenziamento ed è iniziata la procedura di mobilità, ma non per tutti e soprattutto, dicono loro, «senza sapere come e quando verranno saldati gli arretrati». Dei venti dipendenti a tempo indeterminato (un’altra trentina erano cococo) all’appello rispondevano ormai solo in undici: gli altri avevano lasciato nel corso di queste lunghe settimane di agonia, licenziandosi per rientrare fra i creditori. Otto, licenziati ieri, passano in mobilità, mentre di tre, un dirigente e due amministrativi, c’è ancora bisogno per gli inventari dopo il furto e il resto in attesa del curatore fallimentare. «Così - dicono loro - restiamo ancora a fare straordinari, come è avvenuto nell’ultimo mese, fino a tarda sera, senza stipendio e senza ammortizzatori sociali».

Nella loro lettera iI lavoratori chiedono in particolare conto di quanto è accaduto alle istituzioni locali, gli enti che a suo tempo entrarono con la grancassa nel consorzio, ma che sono nel cahier de doléances per non aver mai mosso un dito a favore della barca che affondava sotto sguardi indifferenti.

«Non è esclusa - c’è scritto nella lettera - la possibilità di attivare verso i soci un atto di responsabilità per aver determinato il fallimento del Cpr, soprattutto riguardo alla gestione della fase di rinnovo degli organi. È chiaro infatti quanto la inoperatività della società, da maggio ad oggi, abbia fatto perdere tutte o quasi le commesse che avrebbero potuto garantire nuove entrate».

«Intanto - aggiungono i dipendenti - il curatore fallimentare non arriva perché sembra che il tribunale voglia esaminare bene la richiesta di autofallimento del Consorzio: forse il giudice (ndr. la dottoressa Francesca Picardi) stenta a credere che soci di così alto profilo siano potuti arrivare a chiedere il fallimento in proprio di una loro partecipata. Ci siamo sacrificati - continuano - per soddisfare le esigenze di chi si è alternato come consigliere, rappresentante legale, consulente, “advisor” e chi più ne ha più ne metta. Il personale ha fornito tutte le informazioni necessarie per arrivare al più presto a chiudere questa triste vicenda, ha accettato carichi di lavoro straordinari fino a tarda sera, e restando in servizio continuerà ad accumulare credito verso la società e non potrà trovare impieghi alternativi. A meno che non si dimetta per giusta causa, ma rinunciando così ad alcune delle agevolazioni previste per legge. Ora però basta. Ne va della nostra salute: siamo tutti stressati e con gravi problemi economici. Ora chiediamo a tutti i soci di partecipare attivamente per chiudere la mobilità, di indicare come vogliono occuparsi del ricollocamento delle persone e soprattutto di garantire con risorse proprie che ai lavoratori sia dato tutto quello che spetta loro e non solo una piccola percentuale, come si rischia che accada, data la situazione».

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