Il Tirreno

Pisa

La sfida è avere un robot per amico

di Gianluca Campanella
La sfida è avere un robot per amico

Viaggio nei progetti del Sant’Anna: le macchine per anziani e disabili, fabbrica e ambiente. «Senza togliere posti di lavoro»

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PISA. Robot volanti che entrano nei reattori esplosi delle centrali nucleari (il ricordo di Fukushima è ancora vivo) o campionati mondiali per robot in stile Formula 1; sembrano un «sogno visionario», come lo definisce il professore Paolo Dario. Eppure un miliardo di euro in dieci anni sono un argomento fin troppo concreto: come mettere insieme le due cose? La risposta è “Robot companions for citizens”, RoboCom in sigla, dove “for citizens” (significa: a vantaggio dei cittadini) è la chiave di tutto. Si tratta dell’unico progetto italiano sui sei arrivati in finale che si contendono un maxifinanziamento dell’Unione Europea, «l’unico ad avere un approccio non solo tecnico, ma anche di tipo filosofico, economico, etico e legale», scandisce Dario, coordinatore di RoboCom, nato dalla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Iit, il genovese Istituto Italiano di Tecnologia. Solo due progetti supereranno la selezione definitiva, prevista all’inizio del 2013. La recente affermazione nella rosa di sei finalisti è già un «grande risultato in termini di leadership e di reputazione scientifica» e RoboCom «andrà avanti comunque». Intanto, in attesa del verdetto, Dario racconta lo stato dell’arte nella robotica, i suoi sviluppi e come far passare «la paura propagata da certi film sugli usi e gli abusi delle tecnologie, perché tanto più la gente vede i robot, tanto più li ama».

Le cinque piattaforme. Siamo abituati a considerare i robot come macchine che aiutano il lavoro dell’uomo: le catene di montaggio in fabbrica. Ma è solo uno dei possibili aspetti: «mettere al centro l’utente, avere rispetto e attenzione per le esigenze reali della gente» è il salto qualitativo che compie RoboCom, che si sviluppa in altre quattro piattaforme: l’assistenza alle persone, la salvaguardia ambientale, la salute. A queste si aggiunge un aspetto meno vicino alla «utilità e fruibilità alla portata di tutti» di cui si parlava, ma ugualmente importante: la competizione di robot dalle ultra prestazioni.

Assistenza alle persone. Il robot amico che aiuti disabili e anziani, ma anche i single: una presenza utilissima in casa, «che non sostituisce parenti e amici e capace di funzionare senza far scattare il contatore»: sono due aspetti estremi, il primo punta sul valore sociale delle relazioni umane, l’altro sul fatto che questi oggetti devono essere sostenibili e funzionali, non un impiccio. La progettazione passa attraverso tutte queste considerazioni e punta a realizzare una nuova forma di welfare.

Salvaguardia ambientale. Sono svariati gli usi che si possono fare dei robot intesi come mezzo di protezione civile: Dario non immagina solo «delle specie di superman» che possano riparare le avarie di una centrale nucleare, ma anche mezzi che possano intervenire in situazioni di emergenza per coadiuvare i soccorsi. Non fantascienza, ma strumenti che in alcuni casi già esistono, come l’esoscheletro progettato proprio dal Sant’Anna: esso amplifica la forza della persona che lo indossa e serve, per esempio, a rimuovere con più facilità le macerie di un terremoto.

Salute. Un’applicazione molto utile potrebbe essere quella di nano-capsule che entrano nel sistema cardiovascolare e rendono possibili diagnosi e terapie oggi impensabili. Anche in questo caso, non si parla in teoria, ma di sistemi in avanzata fase di studio, cui partecipano «i migliori pisani», ricorda il docente: medici, professori e ricercatori e persino la Fondazione Pisa, che ha dato un supporto economico.

Lavoro. L’aumento dell’età pensionabile renderà familiari scenari come la presenza di «settantenni in catena di montaggio»: ciò non deve stupire, perché l’età è anche sinonimo d’esperienza. L’uomo metterà il cervello, le macchine daranno la forza. Qui si apre il tema delicato dei posti di lavoro che sottrarrebbe la robotica. Dario non è d’accordo: in primo luogo «le macchine svolgono lavori che nessuno vorrebbe fare»; inoltre, gli ultimi studi dimostrano che «i posti di lavoro creati dalla robotica superano quelli persi»; l’indotto comprende «industrie che costruiscono i robot e tutte le aziende di servizi legate, come assicurazioni e leasing».

I campionati. Il carattere dimostrativo della quinta piattaforma si riassume tutto in una frase: «La Formula 1 non serve a nulla ma eccita; e poi contiene un mucchio di tecnologia». Le gare fra robot, quindi, servirebbero a «far divertire la gente e far veder quello che facciamo, dimostrando che spendiamo bene i soldi pubblici». Un’operazione simpatia per avvicinare ancora di più gli utenti e ribadire che sono cadute le distinzioni tra ricerca pura e applicata: «Conta la buona ricerca».

Il sogno. Sia che vinca il finanziamento, sia in caso contrario, RoboCom va avanti e Dario prova a immaginare la robotica fra dieci anni: molti dei progetti descritti saranno realtà consolidate, ma «è probabile che io non ci sia più; sono fiducioso sulla generazione che verrà». Resta da capire: la tecnologia è «un paradiso o un inferno? Siamo realisti, entrambe! Ma abbiamo gli strumenti per controllarla». La previsione di Dario è che i robot migliorino il mondo, anche invenzioni modeste come la lavatrice hanno contribuito a ciò; il sogno è che non ci siano apprendisti stregoni e che non si realizzi mai l’inferno paventato dai film.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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