Il Tirreno

Pisa

Allagamenti, dichiarata l’emergenza per Pisa

di Candida Virgone

Ci vogliono 35 milioni di euro per completare le opere idrauliche necessarie Filippeschi scrive a Rossi e chiede finanziamenti per 22 milioni sui progetti

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PISA. Stato di emergenza anche per Pisa. Il governatore Rossi ha inserito infatti anche la nostra nell’elenco delle province da soccorrere per i nubifragi e i disastri avvenuti fra il 10 e il 13 scorsi. E anche grazie a questo che sarà possibile completare una lunga serie di opere necessarie. Negli ultimi dieci anni sono stati spesi quasi 29 milioni di euro per non affogare, ma ce ne vogliono ancora 35 per risolvere i problemi idraulici della città, con la speranza che in futuro non sopraggiunga qualcos’altro a metterla sott’acqua. Ieri a palazzo Gambacorti si son tirate così le somme su quanto si è fatto finora e su quanto resta ancora da fare, grazie anche all’inserimento di Pisa, dopo le priorità di zone che sono state teatro di ben altre tragedie, fra le urgenze immediatamente successive. Rossi inoltre ha anche chiesto allo stato 50 milioni l’anno per 10 anni per la difesa idraulica, con l’impegno della Regione di stanziare altrettanto previa la sottrazione di questi investimenti al patto di stabilità. Al summit c’erano il sindaco, Marco Filippeschi, l’assessore Andrea Serfogli, Paolo Ghezzi, Luca Padroni e Manuela Ballantini per la protezione civile, Marco Monaco per Fiumi e Fossi, Davide Bonicoli per il sistema fognario e Samuele Ravagli per Acque.

Il sindaco ha convenuto su quello che tutti i cittadini dicono, e cioè che lo straordinario nel clima sta diventando ormai ordinario e dunque che «se piogge intense e concentrate diventeranno ricorrenti, quel che c’è a disposizione non basta e ci vorranno nuovi investimenti». Ha scritto così ad Enrico Rossi spiegando quanto è stato fatto dal 2002 ad oggi, con 29 milioni di investimenti: in particolare fra il 2004 e il 2008 13 sono stati spesi per Pisa sud ed uno e mezzo per Pisa Nord, con contribuiti regionali più fondi Cipe. «Oggi però - ha detto Filippeschi - ci vogliono opere nuove per salvare i quartieri della città che hanno maggiormente sofferto nel nubifragio dell’11. Vanno completate alcune opere e ci vogliono nuovi interventi: il Comune ha preparato progetti per 22 milioni, 6 dei quali destinati a Pisa Nord». Per 22 dei 35 quindi si conta su Rossi.

Ghezzi si è concentrato a spiegare la eccezionalità dell’evento, «con più di centoventi millimetri di pioggia caduti in poche ore su terreni già saturi e fossi pieni per piogge distribuite nelle settimane precedenti, un evento simile a quello del luglio 2010 quando però la stessa quantità non causò danni perché si concentrò nell’arco di una giornata e su terreni secchi». «Centocinquanta milioni di litri d’acqua - ha detto Ghezzi - che non hanno trovato sfogo. La macchina organizzativa, in particolare sulle idrovore portatili, ha bisogno dei tempi tecnici per partire, soprattutto di fronte alle emergenze, ma ha funzionato». Centossessanta gli interventi di aiuto attuati. Ammessa la criticità dell’idrovora di via di Gello, partita alle 11 per ritardi di Pisamo nella manutenzione. «Il futuro saranno le casse di espansione - ha detto Monaco - tramite l’acquisizione e l’esproprio di terreni di pubblica utilità».

Quello degli allagamenti è un problema comune a tutta la penisola, dove da tempo immemore si è costruito insensatamente, senza tener conto dell’assetto idrogeologico. Un peccato originario che oggi paga caro gli errori del passato, non tanto in danni alle cose, deprecabili ma superabili, quanto piuttosto in vittime cadute incolpevoli e invendicate sull’altare della mancanza di prevenzione e di lungimiranza, in una sorta di «carpe diem» idraulico alla Re sole. «Après moi le déluge»: è proprio il caso di dirlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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