Il Tirreno

Pisa

Fondazione Pisa, Donato si ritira

di Francesco Loi
Fondazione Pisa, Donato si ritira

Svolta nella corsa alla presidenza. Il professore: non ci sono le condizioni sul piano personale e istituzionale

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PISA. «Non accetto la candidatura, perché ritengo non ci siano le condizioni sufficienti né sul piano personale né istituzionale». Con una telefonata in redazione a metà pomeriggio, direttamente il professor Luigi Donato si chiama fuori dalla corsa alla presidenza della Fondazione Pisa. La candidatura del famoso cardiologo, già presidente dell’area pisana del Cnr, sembrava così forte da sconvolgere piani e pronostici nella successione a Cosimo Bracci Torsi. Invece non sarà così. Con voce ferma e con poche mirate parole, il professor Donato esce dalla corsa, ma non prima di rivolgere «un ringraziamento alle persone e alle istituzioni che avevano pensato alla mia persona».

In effetti, Donato era stato invitato a scendere in campo dopo che Pierfrancesco Pacini, presidente della Camera di Commercio e dell’Opera della Primaziale, a sua volta aveva preferito fare un passo indietro. Tutta questa manovra aveva spiazzato più di qualcuno. Una figura della levatura del professor Donato sembrava quella in grado di unire tutte le parti in lizza, dopo che la sfida tra l’avvocato Claudio Pugelli (già segretario della Fondazione Pisa e ora membro del consiglio di amministrazione della stessa) e Pacini aveva diviso parecchio i 24 componenti della Deputazione, l’organismo che lunedì sarà chiamato ad eleggere il nuovo cda, compreso il presidente.

Al contrario, l’uscita di scena di Donato e soprattutto le sue perplessità («non ci sono le condizioni anche sul piano istituzionale») costringono a rileggere gli ultimi avvenimenti. Era dunque la parte che già sosteneva Pacini a portare avanti il nome del cardiologo, sperando di riuscire poi a sottrarre i voti decisivi al “pacchetto” in possesso di Pugelli, sostenuto da Bracci Torsi: una quantità di consensi che, secondo molti, permette a Pugelli di essere in vantaggio. Non c’era invece un’onda univoca a sostegno dell’alternativa e così forte da, politicamente, “invitare” l’asse che vuole la continuità a lasciare. Tutto questo significa anche che, a livello istituzionale, non tutti hanno giocato la partita: o per restare neutrali rispetto alla contesa o per scelta meditata.

A questo punto, l’ex segretario generale della Fondazione Pisa resta l’unico candidato. Ma non è ancora tutto scontato. Come ricorda Cosimo Bracci Torsi, «per statuto le candidature non si presentano prima, ma direttamente in occasione della seduta della Deputazione», ovvero lunedì. In teoria quindi resta un margine per un ulteriore colpo di scena. E c’è da stare sicuri che in questo weekend le grandi manovre, sempre rigorosamente dietro le quinte, proseguiranno.

Forse si tenterà di trovare in extremis un altro nome che possa sommare i consensi. E’ anche vero però che, tecnicamente, i tempi cominciano ad essere troppi stretti per pensare ad un nuovo, efficace ribaltone.

Lunedì si andrà al voto e si chiuderà la vicenda. I 24 componenti della Deputazione saranno chiamati a scegliere, ricordando che alla fine il candidato potrebbe anche essere uno solo. Dodici componenti sono designati dall’assemblea dei soci; sei dagli enti locali (Provincia, Comuni, Camera di Commercio); tre dalle maggiori istituzioni culturali (Università, Normale, Sant’Anna, Opera Primaziale); uno dalle associazioni nel commercio, agricoltura ed artigianato; uno dalle associazioni dell’industria; e uno da Provincia e Comuni tra gli esperti nei settori del volontariato, filantropia e beneficenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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