Sicurezza
Un pezzo di marciapiede divide Comune e Curia
Ognuno ne rivendica la proprietà sulla base di documenti del lontano passato E intanto sono bloccati il recupero dell’ex Mattonaia e i lavori sui lungarni
PISA. Oltre 4mila metri quadrati di lavori per un importo di circa 3 milioni di euro bloccati da un “marciapiedino”. E’ solo l’ultima assurdità burocratica che ha colpito la Ex Mattonaia, un caso che grida allo scandalo visto che dopo 27 anni quell’enorme complesso (11 appartamenti e 6 fondi commerciali in centro) è ancora lasciato all’incuria. Il Comune, la Curia e la parrocchia di San Michele in Borgo si fronteggiano a colpi di missive da marzo e proprio in quel mese, per l’esattezza il 2 marzo, Il Tirreno scriveva che tutto si era bloccato per una piccola porzione di superficie (una specie di marciapiede) che corre lungo il retro della chiesa di San Michele che si affaccia proprio dove dovrebbero iniziare i lavori all’ex Mattonaia. Stando al Comune, quella porziuncola di superficie è di sua proprietà. La Curia e la parrocchia di San Michele la pensano diversamente: quel tratto a ridosso dell’abside posteriore della chiesa è sempre stata ed è della parrocchia. Il Comune assicurò che la “querelle” in perfetto stile Guareschi, era di poco conto e che “don Camillo e Peppone” si sarebbero stretti la mano in pochi giorni. Da marzo si arriva a luglio, e sempre il Comune ha rassicurato l’opinione pubblica dicendo che al massimo a settembre, tutto si sarebbe risolto. Ora siamo a novembre e non solo nulla è cambiato, ma spunta un avvocato che per conto della parrocchia sta cercando di sciogliere questo nodo gordiano burocratico che è tanto tragico quanto comico. Da persone bene informate gravitanti attorno alla Curia, infatti, si apprende che le missive tra Comune e parrocchia vanno avanti dagli anni ’40. Il perché? Sempre i bene informati spiegano che l’intera piazza apparteneva alla chiesa perché lì c’era un convento che fu bombardato e al suo posto venne fatto un parcheggio comunale. Il Comune, in seguito, essendoci il parcheggio, avrebbe supposto che tutta l’area fosse sua, compreso il famigerato marciapiedino lastricato oggi di polemiche. «A noi risulta da dati catastali che quell’area sia nostra», dice il Comune, dove c’è un faldone di documenti che «se ti casca su un piede, te lo spezza». E’ pur vero però che quel marciapiede è proprio attaccato alla chiesa e in passato ci passavano i fedeli per entrare in chiesa o per andare nella cripta. A rimetterci, in questa situazione, è il buon senso. «E’ un’area veramente piccola – dice l’assessore ai lavori pubblici Andrea Serfogli – e se anche fosse nostra, non è ad oggi, oggetto di sostanziali interventi progettuali se non quelli di ripristino o ristrutturazione». Come dire che su quell’area non è previsto di fare un granché. Questo marciapiede blocca non solo la gara per gli 11 appartamenti e i 6 fondi dell’ex Mattonaia ma blocca anche il rifacimento dei marciapiedi e della sede stradale del Lungarno Pacinotti e l’asfaltatura di via Pietrasantina compresa l’illuminazione. Questo perché chi si aggiudicherà la gara per l’ex Mattonaia dovrà, secondo gli accordi, fare anche queste opere pubbliche compreso il rifacimento della piazza pubblica dell’ex Mattonaia. Senza la soluzione della querelle tra Comune e chiesa, niente gara, niente appartamenti, niente fondi, niente piazza e niente lavori pubblici. Il tutto per una cavillo kafkiano che dovrebbe risolversi (forse) in un paio di settimane.
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