Occupato il rettorato contro gli aumenti di indennità e gettoni
Gli studenti: anche un euro in più sarebbe stato troppo È stato deciso di prolungare la protesta almeno fino a oggi
PISA. Ieri mattina una quarantina di studenti ha occupato il rettorato chiedendo il ritiro della delibera che prevede aumenti alle indennità di funzione e ai gettoni di presenza negli organi accademici, approvata il 31 ottobre. La data del blitz è stata scelta con cura per quello che rappresenta: la vigilia della giornata di sciopero europeo che oggi si celebrerà anche in città con varie forme di mobilitazione. La protesta dei ragazzi, invece, «non è un’azione simbolica, ma un modo per manifestare tutta la nostra contrarietà alle recenti misure adottate dall’Ateneo in merito a indennità delle cariche monocratiche e ingresso dei privati in cda».
Vediamo un punto alla volta. Il 3 e il 31 ottobre cda si è riunito: la prima volta ha dato mandato agli uffici di predisporre una nuova griglia di compensi e l’altra ha votato l’istruttoria preparata. Rispetto a quanto entrato in cda (che prevedeva aumenti del 51% sulle indennità di direttori di dipartimento, prorettori e rettore), a fine mese scorso si è deciso di «ridurre l’aumento» rispettivamente al 12% per rettore e suo vicario, al 40% per direttori di dipartimento e prorettori; mentre il rialzo è stato del 99% per il gettone di presenza in cda (si partiva dal +148% rispetto al 2011).
Tutto questo si è saputo in modo ufficiale il 6 novembre alle 17,55: la data è importante, perché per una settimana si è discusso di numeri impossibili da verificare; e già allora montava un’ondata di proteste.
Oggi il governo dell’Università fa sapere che con queste cifre si risparmia un quinto rispetto all’impegno complessivo del 2011, dal momento che l’anno scorso il numero di incarichi era molto più alto. La lista studentesca “Sinistra per…” che ha organizzato l’occupazione e le altre sigle che hanno partecipato rispondono con lo slogan: «Anche un euro in più sarebbe stato troppo». Infatti crisi economica, «disinvestimenti al sistema dell’università pubblica e generalizzato attacco alla cosa pubblica» rendono inopportuno l’aumento, anzi «inaccettabile: ci ripensino».
Secondo fronte: appena resi noti i due componenti esterni che per legge devono entrare nel cda (Alfredo Cariello e Beatrice Sassi), i ragazzi contestano la scelta «ricaduta su personaggi totalmente estranei al mondo accademico, espressione invece di interessi corporativistici, della finanza e della politica», chiedono una presa di distanza contro la riforma Gelmini in sede di Conferenza dei rettori, e una «discussione partecipata sulle politiche strategiche e di investimento della nostra Università».
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