Attenzione
I 99 Posse all’ombra della Torre
Dopo anni di assenza, la band si è esibita all’ex “Colorificio liberato”
PISA. Dopo anni di assenza dai palchi pisani, i 99 Posse sono tornati all'ombra della Torre con un concerto carico di energia e rabbia. Domenica scorsa, la band politica per eccellenza del panorama musicale italiano si è esibita all'ex “Colorificio liberato”, la nuova “sede” di Rebeldìa, davanti A un numerosissimo pubblico. Da “Curre curre guagliò” a “Rigurgito antifascista”, passando per i brani dell'album “Cattivi guagliuni”, il loro ultimo disco, la band napoletana ha ripercorso, in due ore vent'anni della sua storia musicale. Prima del concerto incontriamo 'O Zulù, Luca Persico, voce e leader dei 99 Posse, e Marco Messina, campionatore e dub master della band.
Tornate nella nuova “casa” di Rebeldìa, arrivata alla fine di un lungo “percorso” che anche voi avete sostenuto.
«È un bellissimo spazio e pieno di potenzialità. Tutto quello che siamo diventati, nel bene e nel male, lo dobbiamo a spazi come questo e alla nostra “internità” nel mondo dei movimenti e di tutto ciò che si muove all'estrema sinistra dei partiti. Tutto ciò che decide di autorappresentarsi e di non affidare la propria rappresentanza all'esistente, ma cerca di mettere in pratica un'alternativa è il nostro mondo e il minimo che possiamo fare è sostenerlo».
Un tour di oltre 80 date e boom di vendite. Siete tornati più carichi di prima?
«Si, ma non esageriamo».
Girano voci di un possibile ritorno di Meg nella formazione.
«Sono voci false e tendenziose».
Sono vent'anni che fate musica. Come è cambiato il mercato discografico?
«È finita come dicevamo noi. Da sempre sosteniamo che la musica è una forma di cultura e che andrebbe diffusa, supportata e finanziata dallo Stato e non tassata come avviene oggi. Alle case discografiche diciamo che, se la musica è una merce come sostengono loro, di saperla almeno vendere perché la stanno distruggendo. A chi non ha soldi per comprare i nostri cd diciamo di scaricarli gratuitamente da internet e diffonderli perché per noi l'importante è diffondere la nostra musica, poi con l'attività live che ne deriva riusciamo abbondantemente a vivere».
Primarie centrosinistra...
«Non ci interessano. Proviamo una naturale empatia con tutte le forme di diversità quindi è evidente chi ci fa sorridere di più. Ma riteniamo molto distante da noi cercare di mettere in un calderone gente di tutte le estrazioni per fare un blocco da presentare alle elezioni. Pensiamo che la politica è un'altra cosa, senza nulla togliere alla necessità del Paese di essere governato, per questo restiamo fuori da questi meccanismi».
A Pisa sono iniziati i lavori per l’arrivo di Ikea. Avete iniziato una sorta di boicottaggio della multinazionale svedese dopo i fatti di Piacenza. Perché?
«Non si tratta di boicottare una multinazionale piuttosto che un'altra, perché se dovessimo boicottare tutti i datori di lavoro che maltrattano gli operai o che non applicano le regole sindacali, dovremmo ritirarci in una giungla. Il punto è la solidarietà attiva agli operai che hanno una vertenza in corso. E quella agli operai di Ikea ci sta molto a cuore così come quella agli operai della Fma di Avellino, dell'Alfa di Pomigliano, della Fiat di Torino. Il problema non è tanto Ikea ma, da un lato una classe politica che avalla queste cose come chi vorrebbe diventare la guida del centrosinistra, Renzi, che dice che l'articolo 18 è un problema inutile e dall'altro, purtroppo, i lavoratori che hanno perso quel senso di solidarietà reciproca».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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