Finanza
C’è poco ricambio nelle stanze del potere
Sono apprezzati, ma quasi sempre gli stessi e spesso ultrasessantenni La foto della classe dirigente mostra una città conservatrice e un po’ chiusa
Filippeschi? «È il miglior sindaco della Toscana», sentenzia il segretario regionale Pd Andrea Manciulli. Fontanelli? «Uno dei migliori assessori che ha avuto la Regione», dicono a Firenze. Pacini? «Lo stimo molto», risponde l’ex sindaco Piero Floriani. I “riciclati” delle ex municipalizzate, da Giuseppe Sardu (Acque) a Paolo Marconcini di Geofor? «Il bilancio di Acque, Cpt, Geofor e delle altre società di servizi pubblici è positivo. Hanno una buona efficienza aziendale e un buon rapporto con gli utenti. Grazie ad amministratori capaci», sottolinea Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel toscana. Per non parlare poi di Gina Giani, ad del Galilei, di cui il sindaco di Firenze Matteo Renzi è convinto estimatore: «Se avessimo lei alla guida del nostro aeroporto...», avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori.
Il nostro viaggio nella classe dirigente della città parte da qui, dai riconoscimenti tributati un po’ ovunque ai potenti, agli inamovibili e ai riciclati pisani. Ma l’efficienza e le capacità innovative di una classe dirigente, spiega Mauro Sylos Labini, 37 anni, ricercatore di economia politica all’ateneo pisano, si giudicano anche in base ad altri parametri, come l’anagrafe e il tasso di ricambio. «Il ricambio è fondamentale in ogni comunità per evitare che gli interessi costituiti si trasformino in clientele», sostiene il giovane docente.
. Più vecchi di Obama. Cominciamo dall’anagrafe. Sfogliando le carte di identità dei potenti pisani balza all’occhio un dato inequivocabile: sono tutti over 50 anni. Negli Stati Uniti Obama è diventato presidente a 47 anni (come Clinton) e a Londra David Cameron premier a 44 (come Blair). In Italia non è così e Pisa non si sottrae alla gerontocrazia nazionale. Ad esempio il sindaco Filippeschi è più vecchio di Obama di un anno. Fontanelli è nato nel 1953 come Blair. Piero Pizzi e Mario Biasci, esponenti di spicco del centrodestra fino all’emergere della nuova generazione, hanno rispettivamente 72 e 74 anni.
Over 50 anni. Indagando sull’età media dei consiglieri comunali di Pisa, Sylos Labini ha scoperto che essa è più alta di quasi quattro anni rispetto a quella dei consiglieri degli altri comuni dove si è votato nel 2008. «Nello stesso periodo la quota di consiglieri con più di 50 anni è passata dal 22% al 42%; quella di chi ha più di 60 anni dallo 0 al 15%», scrive il ricercatore dell’ateneo pisano.
E gli anni non diminuiscono man mano che dalla politica si passa agli altri settori della classe dirigente pisana. Il pluripoltronato Pierfrancesco Pacini ha 72 anni. Il presidente dell’ex Fondazione Cassa di Risparmio (ora Fondazione Pisa) Cosimo Bracci Torsi ne ha 76. Costantino Cavallaro, presidente di Sat, la società di gestione dell’aeroporto, ha compiuto 69 anni. I due industriali in pista per guidare la Confindustria pisana erano Giuseppe Barsotti e Federigo Federighi. Due facce giovani e nuove dopo il settantenne Pacini? Neanche per idea. Barsotti, che era già stato il numero uno degli industriali, ha 65 anni; Federighi, il prescelto, ne ha 67. E il presidente di Confesercenti Roberto Balestri ha 72 anni.
Avanzano i settantenni. Meglio nel campo del sapere e del mondo universitario? Mica tanto. Il presidente della Scuola Sant’Anna, Giuliano Amato, ad esempio ha 74 anni. Il rettore dell’università Massimo Augello 63 mentre il direttore della Normale Fabio Beltram, più giovane, è comunque un over 50 (per la precisione 53 anni). «Dal 1988 al 2008, l'età media di ricercatori e professori dell'Università di Pisa è passata da 46 a 53 anni. Quella dei professori ordinari ha addirittura superato i 60 anni», spiega Sylos Labini. Nel mondo della sanità, uno dei fiori all’occhiello di Pisa, big come Franco Mosca e Giovan Battista Cassano hanno rispettivamente 70 e 76 anni mentre Carlo Tomassini, presidente dell’Aoup, ha 57 anni. Nella Chiesa, dove vige la regola che a 75 anni i vescovi vanno in pensione, mons. Giovanni Paolo Benotto con i suoi 63 anni è ancora relativamente giovane, ma il suo vicario ha 75 anni. Dunque una classe dirigente dove gli under 50 si contano sulle dita di una mano e dove un quarantenne come Andrea Di Benedetto, presidente dei Giovani Cna nazionali, è considerato appunto “un giovane”.
Gerontocrazia e ricambio. Si obietta spesso: l’anagrafe non è tutto. Ci sono settantenni più validi di certi ventenni. Questo è vero, ma gli esperti spiegano che spesso la gerontocrazia è sintomo anche di una scarsa attitudine al ricambio. Di una diffusa predilezione all’inamovibilità. I giovani per farsi largo hanno spesso bisogno di fare la fila, di essere dei signorsì dei potenti di turno, come ha denunciato su queste pagine Samuele Agostini, esponente Pd.
Qui il muro non è mai caduto. «Vent’anni fa, a Berlino cadeva il muro. L’evento causò uno spostamento d’aria che spazzò via tutto per 20mila chilometri. Vediamo com’era allora il paesaggio qui dalle nostre parti. Molto ma molto diverso: pensate che, addirittura, Pierfrancesco Pacini era presidente della Camera di commercio; Maria Paola Ciccone stava per diventare assessore al Sociale; Fontanelli e Filippeschi erano i massimi dirigenti del loro partito; Lorenzo Bani, Beppe Biondi, Costantino Cavallaro, Luca Ciappi, Virgilio Luvisotti, Vincenzo Mastantuono, Carlo Scaramuzzino, Fausto Valtriani erano consiglieri o assessori già da anni; Sergio Cortopassi, da lì a poco sindaco, era vicepresidente della Provincia. Davvero roba di un’altra epoca: ora tutto è cambiato», scherzava (ma non troppo) Tanfucio, nostro corsivista, tre anni fa.
Il recordman delle poltrone. Alcuni personaggi citati (Valtriani, Biondi e Luvisotti) sono usciti di scena, ma gli altri siedono ancora in poltrone prestigiose. A cominciare da Pacini, emblema dell’inamovibilità pisana. Da fine 2011 ha aggiunto anche la poltrona di presidente di Confindustria toscana e quello dell'Universitas Mercatorum. All’inizio dell’anno scadrà da presidente della Camera di commercio. Però si è ricandidato, avanzando nel frattempo anche una candidatura alla Fondazione Pisa. Ed è appena scaduto il suo mandato alla guida dell’Unione industriale pisana.
Quelli della Prima Repubblica. Gli inamovibili sono un po’ in tutti i settori della classe dirigente. A cominciare dalla politica dove affondano le radici i maggiori big pisani. Pizzi ad esempio è diventato consigliere regionale della Dc nel 1980. Due dopo la morte di Moro. Quando Renzi aveva appena 5 anni. Ha lasciato lo scranno di palazzo Panciatichi, divenuto nel frattempo berlusconiano, solo nel 2010. L’ex sindaco Fontanelli è stato eletto segretario provinciale del Pci nel 1988. Da ventiquattro anni resta il leader incontrastato della sinistra pisana. Merito o mancato ricambio? Forse entrambi gli aspetti. Un altro inamovibile che gode di buona considerazione è Sergio Cortopassi, ma anche la sua storia politica affonda le radici nella Prima Repubblica. «Lo ricordo come un craxiano molto serio», dice di lui il segretario regionale del Psi Pieraldo Ciucchi. Cortopassi è stato sindaco dal 1990 al 1994 alla guida di una giunta di pentapartito. Nel 1998 ci riprova, ma Forza Italia sceglie un altro candidato e lui promuove una lista civica. Tre anni dopo passa con il centrosinistra e diventa assessore della giunta Fontanelli. Poi va a dirigere il teatro Verdi e in seguito Pisamo, la società che gestisce i parcheggi. E l’elenco degli inamovibili e dei riciclati (vedi articolo a parte) è ricco di altri esempi. C’è da chiedersi se la classe dirigente pisana non abbia fiducia nei giovani o se questi ultimi non abbiano la capacità di imporsi. Società - quella pisana - chiusa in se stessa, in una sorta di autosufficienza anche eccellente o nuove generazioni che, come ha spiegato Di Benedetto al Tirreno, «pensano ad altro», viaggiano su altri mondi? Il dibattito è aperto.
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