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Una task force di tecnici contro le mareggiate

Una task force di tecnici contro le mareggiate

PISA. Si andrà probabilmente ad una parziale revisione del progetto di difesa del lungomare di via Crosio a Marina di Pisa. E’ una delle ipotesi emerse nel corso del summit che si è tenuto ieri...

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PISA. Si andrà probabilmente ad una parziale revisione del progetto di difesa del lungomare di via Crosio a Marina di Pisa. E’ una delle ipotesi emerse nel corso del summit che si è tenuto ieri mattina a Palazzo Gambacorti, sede del Comune. Oggetto: le mareggiate, con allagamenti nelle strade vicine, che hanno riguardato tra fine ottobre e l’inizio di novembre il tratto di Marina più vicino alla foce e le possibili soluzioni.

Come avevamo anticipato, gli uffici della Provincia (ente titolare dei lavori di rifacimento delle dighe foranee) hanno portato i loro studi che dimostrano i cambiamenti in atto in quella porzione di costa dal momento della costruzione del porto. Un dato di fatto che impone di ripensare alcune scelte già fatte in fase progettuale.

E’ stato deciso intanto di formare un gruppo tecnico misto per studiare la nuova situazione e prendere poi i necessari provvedimenti. Alla riunione in Comune erano presenti i rappresentanti di tutti i soggetti interessati: oltre alle amministrazioni comunale e provinciale, c’erano tra gli altri la capitaneria e la società Boccadarno che costruisce il porto.

Sicuramente andranno avanti i lavori di ripristino e potenziamento della scogliera danneggiata in più punti davanti al lungomare di via Crosio, così come da programma della Provincia. Questo intervento, che consiste nel riportare la diga all’altezza originaria e nel suo irrobustimento, è comunque ritenuto necessario per proteggere meglio quel tratto di litorale. Il cantiere finora è andato avanti a strappi per colpa delle mareggiate che hanno impedito agli operai di lavorare.

Anche se la vasca d’acqua di fronte al lungomare è più piccola rispetto a prima, una delle ipotesi fatte è quella di ridisegnare un sistema di difesa e di “rilascio” delle acque simile a quello precedente. In questo caso si andrebbe a riaprire un secondo varco, oltre a quello esistente, nella zona della “cella” più vicina alle strutture del porto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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