Il Tirreno

Pisa

«Da 25 anni stiamo aspettando i lavori»

di Candida Virgone
«Da 25 anni stiamo aspettando i lavori»

Le critiche degli abitanti di Porta a Lucca che si riuniscono sabato; disagi e lamentele per i danni in tutti i quartieri

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PISA. Il giorno dopo il nubifragio esplodono in un certo senso la stanchezza e la rabbia. «Che Pisa si allaga lo sanno tutti - dicono i cittadini che un po’ ovunque sono andati sott’acqua con danni di vario genere, disagi e paura - per cui sarebbe davvero tempo di provvedere». «Sappiamo che non ci sono soldi - dice Paolo Frediani, uno dei componenti del comitato dei cittadini di Porta a Lucca, nato in occasione degli allagamenti di dieci anni fa e che per sabato alle 11, nell’ex cinema della parrocchia di S. Stefano ha organizzato una riunione degli abitanti del quartiere - Ce ne rendiamo perfettamente conto, ma sono 25 anni, un quarto di secolo, che chiediamo le stesse cose per non affogare». La lista della lavandaia per evitare danni e disagi la fa Vincenzo Sommario: «Ci vuole una stazione automatica di pompaggio da via Lucchese (che raccoglie le acque di Porta a Lucca da via Firenze a via Giovanni Pisano e via del Brennero) che scorra nel fosso tombato su cui è stato realizzato un parcheggio: una volta l’acqua defluiva, ora deve venire la protezione civile a pomparla. Poi c’è in ballo l’idrovora dei Passi, che non sarebbe mai stata attivata, e la realizzazione di un fosso che da via Firenze, dietro il Capar, arrivi ai Passi e sfoci nel Fiume Morto, percorso realizzato solo in parte, nel tratto finale. E ancora, per non gravare sempre sugli stessi punti, è necessario un altro sbocco dall’altra parte della città, per Cisanello, sbocco che finisca in Arno, altrimenti è inutile fare un ospedale tutto nuovo se poi i sotterranei, come è successo, si allagano perché le acque non hanno dove andare. Purtroppo si sono un po’ allentati i contatti fissi che avevamo stretto, dieci anni fa, con Comune, Provincia e Autorità di Bacino, per la pulizia di fossi e caditoie, perché si individuasse un’unica responsabilità sulle idrovore (spesso via di Gello non va), per modificare le pendenze dei fossi. Sembra difficile però».

«Non è possibile pensare che ogni volta che piove si vada sott’acqua - aggiunge Paolo Frediani - ho uno studio a piano terra ed è stato distrutto dall’acqua, per non parlare della centralina Enel allagata che fumava e che ha rischiato di farci fare la fine dei topi. Dico solo questo: l’allerta meteo c’era da giorni e alle 6 di domenica la protezione civile era tutta schierata, mentre le idrovore hanno iniziato a funzionare alle 8,15 e alle 7 eravamo già con venti centimetri d’acqua: non ci si poteva pensare prima»? Disagi e proteste un po’ in tutti i quartieri: in molti casi, dato l’ultimo numero di richieste di soccorsi che hanno fatto saltare i centralini, gli abitanti hanno dovuto rimboccarsi le maniche. Un centinaio gli interventi portati a termine ieri dalle unità di soccorso organizzate da vigili del fuoco, protezione civile, Croce rossa, Misericordia e Pubblica assistenza. L’allerta meteo continua fino alla mezzanotte di oggi: si prevedono piogge e temporali moderati, ma resta alto il rischio idrogeologico, dato che il terreno è impregnato dalle forti precipitazioni che hanno causato gli allagamenti.

Critico Luca Titoni, Udc: «Va di moda l’espressione “bomba d’acqua”, usata per descrivere qualcosa di eccezionale. Ma dobbiamo metterci in testa che quello che ci sembra straordinario è ormai diventato ordinario. Se si allaga la strada principale, Corso Italia, dove da pochi mesi sono finiti i lavori che avrebbero dovuto regimentare le acque e le fogne, non si può credere ad eventi eccezionali. Forse - conclude Titoni - è meglio investire in opere che si vedono meno ma sono fondamentali per la tranquillità dei cittadini». Ora si attende solo, il più presto possibile, il ritorno alla normalità con prospettive diverse per il futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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