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Pisa

Allagamenti, l’imbuto di Porta a Lucca

di Francesco Loi
Allagamenti, l’imbuto di Porta a Lucca

Lo smaltimento di Pisa nord-est legato a un piccolo collettore. Il Consorzio: pronto un nuovo progetto, ma non è finanziato

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PISA. Il giorno dopo la grande pioggia Pisa s’interroga. Ribadita l’eccezionalità delle precipitazioni, la prima domanda è immediata: i disagi potevano essere in larga parte evitati? E soprattutto la città è attrezzata per reggere tali eventi? In Comune si sono susseguite riunioni tecniche (dai macro-problemi fino ai dettagli operativi), poi saranno tirate le somme. Quello che la bomba d’acqua di domenica ha rimesso in evidenza è che per scolmare tutta la parte nord-est di Pisa devono essere ancora realizzate opere essenziali, per ora solo progettate o appena avviate. Inoltre ha rilanciato i dubbi sull’adeguatezza delle fognature, legate alla vecchia urbanizzazione. «Abbiamo fatto molto e molto resta da fare», dice Marco Monaco, presidente del Consorzio di Bonifica Fiumi e Fossi, che riassume cosa è successo domenica e dove è necessario intervenire.

Collettore troppo piccolo. Tutta la parte nord/est della città - dall’ospedale di Cisanello a Porta a Lucca, passando per Pratale/Don Bosco - ha come sistema di smaltimento delle acque meteoriche il reticolo urbano dei fossi che finisce nel fiume Morto. Questa zona così ampia si serve di un collettore di dimensioni assai ridotte («un fossetto» lo definisce lo stesso Monaco) dietro via Falcone, a Porta a Lucca. Quando scattano le emergenze, per pompare l’acqua si mette in funzione il sistema di idrovore, «che anche domenica ha fatto il suo lavoro - spiega Monaco - ma in ogni caso il collettore ha quella portata, non di più». Una sorta di imbuto, dunque, che non ha consentito di smaltire subito: ecco gli allagamenti.

L’apporto dell’Arno. Dal 2002, ultimo anno in cui Porta a Lucca aveva avuto problemi simili, è stato portato avanti dall’amministrazione comunale un programma di realizzazione di opere idrauliche completato al 75%. Ancora non basta. Come rimediare, allora? L’idea progettuale prevede di non lasciare più tutta la responsabilità di scolmare allo sbocco nel fiume Morto, mandando invece almeno le acque di Cisanello in Arno. In pratica, una suddivisione dei compiti. Per Cisanello, la realizzazione di un sistema di idrovore verso l’Arno è già compresa nell’accordo (anno 2005) per lo sviluppo del polo ospedaliero, con una spesa stimata in circa 16 milioni di euro. «Il Consorzio di Bonifica - ricorda Monaco - ha avviato la costruzione di un collettore, su delega della Regione, per una spesa di 1,5 milioni di euro». Questo però è non più del 10 per cento del progetto complessivo; il resto delle risorse deve arrivare ancora da Firenze ed i tempi sono incerti.

Progetto senza soldi. Anche per un nuovo collettore di Porta a Lucca ci sarebbe un progetto, ma in questo caso manca del tutto il finanziamento (diversi milioni di euro). Ancora Monaco: «Noi abbiamo pronto il progetto per un collettore più grande che, aggirando l’abitato di Porta a Lucca, arriverebbe fino agli impianti del Cus sul Brennero». Senza copertura economica però si resta al palo. Domenica invece non ci sono stati problemi alla foce del fiume Morto, dove da circa un anno sono stati completati i lavori per prevenire l’insabbiamento della foce. Con un intervento da 500mila euro sono state potenziate le sponde che stavano cedendo ed è stata ripristinata la scogliera.

Gli altri nodi. L’idoneità delle fognature e la loro manutenzione sono altri aspetti critici sul tavolo della discussione, così come i casi specifici della zona della stazione e dell’aeroporto. Tutta quella di nord-est, a cominciare da Cisanello, è la parte di città che ha avuto il maggiore sviluppo. Più cemento, meno terreni liberi e stesse fognature. Il conto non torna. «Ma con i due nuovi progetti, pur con queste fognature, tutto si metterebbe in sicurezza dagli allagamenti», assicura Monaco, che guarda anche oltre Pisa, perché «i canali della cintura esterna al comune hanno una capacità idrica ridotta almeno del 30 per cento e questo non agevola di sicuro il deflusso delle acque».

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