Gioco
Il prefetto: aziende da monitorare contro la mafia
Tagliente annuncia un protocollo d’intesa tra istituzioni Previste verifiche sulle volture delle licenze commerciali
PISA. Contro le possibili infiltrazioni mafiose nel tessuto socioeconomico della provincia, Pisa mette in campo un protocollo di legalità tra prefettura, comuni, Camera di Commercio e amministrazione provinciale per prevenire e contrastare le infiltrazioni malavitose nel commercio e nelle imprese.
Lo ha annunciato ieri il prefetto, Francesco Tagliente, intervenendo al convegno «Il contagio e l'antidoto» organizzato dal Centro studi contro le mafie e dalla Cisl e al quale ha partecipato anche il procuratore aggiunto della dda di Reggio Calabria Michele Prestipino.
«Il protocollo (sarà firmato mercoledì alla presenza del ministro dell’Interno, ndr) - ha spiegato Tagliente - permetterà di sviluppare azioni congiunte di prevenzione e contrasto delle possibili infiltrazioni mafiose in settori commerciali ritenuti sensibili (commercio, ristorazione, gestione degli stabilimenti balneari e strutture ricettive, esercizi di compro oro) attraverso il continuo monitoraggio dei subentri e delle volture».
Una commissione composta da prefetto, sindaco e presidente della Provincia di Pisa e dal presidente della Camera di Commercio, o loro delegati, avrà il compito di monitorare e osservare (spetterà ai Comuni) i subentri ripetuti, da parte di società diverse o delle stesse società, all'interno di ristretti archi temporali, nella medesima licenza commerciale, ma anche le ripetute volture di una stessa licenza per opera di società diverse, provvedendo alla revoca della licenza stessa e comunicando alla prefettura l'accaduto, che a sua volta attiverà immediatamente le verifiche antimafia previste dalla legge. La Camera di Commercio, invece, dovrà mettere a disposizione della prefettura tutto il patrimonio informativo delle imprese iscritte, consentendo il monitoraggio dei trasferimenti di ramo d'azienda e gli avvicendamenti nella titolarità delle imprese che avvengano in ristretti archi temporali. Infine, la prefettura avviserà la Guardia di Finanza se dall'incrocio dei dati dovessero emergere situazioni anomale.
«Da un'attenta analisi delle condizioni del territorio pisano - ha aggiunto Tagliente - emergono elementi che fanno ritenere fortemente probabile l'interesse delle associazioni criminali a inserirsi in modo sommerso e silente nel tessuto socioeconomico».
È per questo, ha proseguito, che «i cittadini chiedono alle istituzioni di essere garantiti nel diritto a essere e sentirsi sicuri».
«In particolare gli imprenditori - ha concluso Tagliente - rivendicano il diritto di investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale. A Pisa abbiamo creato presso la Procura un desk interforze antimafia tra magistrati, forze di polizia territoriali e centro operativo della Dia per monitorare l'eventuale ingresso nel tessuto economico locale della criminalità organizzata e adottare, di conseguenza, le opportune misure di prevenzione personali e patrimoniali».
Il problema dello sbarco delle mafie al Nord è stato anche al centro dell’intervento del magistrato Prestipino: «La 'ndrangheta ha contagiato Milano perché è stato esportata, ed ha attecchito, l'arma più potente delle mafie e cioè il sistema di relazioni sociali che rendono veramente forti le organizzazioni mafiose. La 'ndrangheta e le mafie non esportano nelle regioni del nord solo la manovalanza criminale, ma anche la loro capacità di intessere relazioni con politici, amministratori, tecnici ed imprenditori e quando si fanno azioni antimafia c’è sempre, tra gli arrestati, personale che non è criminale ab origine ma che fa parte della società civile e l'imputazione per costoro è in genere di corruzione aggravata».
Il magistrato si è soffermato sul reato di corruzione aggravata degli amministratori pubblici, dei politici e dei tecnici precisando che «la corruzione è un patto illegale di convenienza tra due soggetti e per fare questo patto di frequentazione bisogna che gli interlocutori si conoscano, si frequentino e si siedano ad uno stesso tavolo e per fare sedere allo stesso tavolo calabresi e persone nate sopra il Po è necessario che vi siano delle frequentazioni abitudinarie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
