La manifestazione
Multe salate, un annuncio di sfratto
I vigili presentano il conto ai bancarellai ormai “abusivi”: sanzioni da 5.000 euro. E in vista ci sono sigilli e sequestri
PISA. Non hanno battuto ciglio i 44 bancarellai di piazza del Duomo mentre venti vigili urbani notificavano a ciascuno di loro sanzioni da 5.000 euro per occupazione abusiva di suolo pubblico. Forse perché non le pagheranno mai (sono già state girate ai loro tre avvocati), forse perché già in passato hanno provato a buttarli fuori dalla piazza senza riuscirci, forse perché comunque se lo aspettavano. Fatto sta che gli ambulanti hanno sfoderato un aplomb anglosassone. Una parola però li ha fatti imbestialire e cioè “abusivi”. Eppure, dal primo novembre i 44 bancarellai sono di fatto e per legge abusivi perché risultano assegnatari di concessioni di occupazione di suolo pubblico nel parcheggione di via Pietrasantina dove il Comune vorrebbe sistemarli per tre anni, il tempo di mettere a punto una soluzione alternativa nell’area del Santa Chiara. «Abusivi noi? Abbiamo pagato l’occupazione di questi stalli in piazza fino ad aprile», dice Stefano Perini, uno dei portavoce degli ambulanti di piazza. «Sanno chi siamo, sanno che da 80 anni facciamo questo lavoro tramandandolo di padre in figlio e ci danno degli abusivi?», rincara la dose Gianmarco Boni.
La polizia municipale, dal canto proprio, ha la legge dalla sua parte e cioè l’ordinanza regionale del commercio, la recente direttiva del ministro Lorenzo Ornaghi sul decoro nei luoghi di pregio artistico e la consegna a mano fatta il 2 novembre ai titolari delle bancarelle della notifica del nuovo posto presso il parcheggio scambiatore di via Pietrasantina. Inoltre, sempre pochi giorni fa il Comune aveva indetto una riunione con i bancarellai affinché prendessero visione e potessero scegliere in base ai diritti di anzianità gli stalli di via Pietrasantina. Ma nessuno dei bancarellai si è presentato.
«Esaurite tutte queste formalità, tecnicamente noi già domani potremmo mettere i sigilli alla bancarelle e sequestrare la merce», fanno sapere dal comando della municipale. E alcuni vigili urbani sono convinti che il fronte dei bancarellai sia molto meno coeso e compatto di quello che danno a vedere. L’auspicio è che questo braccio di ferro si fermi alle multe di ieri mattina.
«Siamo pronti a mettere in campo tutte le azioni di mediazione possibile – dice Perini – ma se vogliono la guerra difenderemo il posto di lavoro con ogni azione che la coscienza ci detterà e dalla nostra parte abbiamo il prefetto Tagliente che ci ha detto che non rappresentiamo un problema di ordine pubblico». Ma il Comune, nel comunicato di ieri pomeriggio, ricorda come le multe siano state concordate durante la riunione in prefettura del comitato per l’ordine e la sicurezza. Anche Lorenzo Pastechi, portavoce dei bancarellai, arruola alleati e vede nemici: «Confesercenti, Confcommercio, la prefettura e persino Ledo Gori, capo di gabinetto della Regione Toscana, sono con noi, mentre gli unici che ci trattano come delinquenti sono il sindaco e il suo assessore al commercio, che sono pronti a difendere i posti di lavoro solo degli operai e non di noi commercianti».
La proposta del Comune di mettere i bancarellai per tre anni in via Pietrasantina e poi collocarli all’interno del Santa Chiara ristrutturato secondo il progetto Chipperfield non sembrerebbe un’azione così devastante per il business degli ambulanti. «E invece lo è – dicono i portavoce – perché in realtà lì non ci staremmo solo tre anni, bensì decenni come i colleghi di via Paparelli che sono lì in via “provvisoria” da 12 anni».
Gli ambulanti, oltre a non fidarsi del Comune, temono che il necessario restauro del museo delle Sinopie che ha innescato la miccia del loro spostamento sia solo il pretesto per toglierli da piazza del Duomo e metterli a tempo indeterminato nel parcheggio scambiatore.
E aggiungono: «Noi siamo disponibili a consorziarci e ad accendere un mutuo per comprare le aree all’interno del Santa Chiara, ma ciò può essere fatto quando siamo economicamente forti e non quando saremo ridotti alla fame dopo tre anni in quel parcheggio». La conclusione degli ambulanti è amara: «Non c’è futuro senza presente».
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