Il Tirreno

Pisa

Se la realtà virtuale tutela i monumenti

di Carlo Venturini
Se la realtà virtuale tutela i monumenti

Inaugurato il Dreamslab alla Scuola Normale Superiore

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PISA. La Scuola Normale Superiore di Pisa trasforma la fantascienza in realtà e la mette al servizio dei beni culturali.

È nato il Dreamslab, ma di sognante (dreams in inglese vuol dire sogni) ha ben poco perché un sofisticato scanner laser a 3D ci restituisce l’immagine di una statua o di un quadro che può essere mossa nell’aria, girata, ingrandita. E questo avviene soltanto con l’uso delle mani guidate da speciali occhiali.

Questo è soltanto l’aspetto più spettacolare che sembra uscito dalla penna di Philip Dick, perché in realtà il Dreamslab coniuga le alte competenze della Scuola Normale in fisica, chimica, matematica ed informatica con le materie umanistiche.

Il laboratorio è costituito da cinque isole dove lavorano diversi dottorandi che si dividono tra l’acquisizione in 3D delle immagini, la stampa sempre in 3D, la realizzazione fedelissima dell’opera in un modellino tridimensionale.

A ciò si aggiungono l’acquisizione e la condivisione di tutti i dati che saranno necessari poi agli studiosi nel settore della tutela dei beni culturali. E tutto avviene attraverso un portale che si chiama System to integrate art and science (Sias).

Alla fine di questo percorso, che si snoda lungo un’altana cinquecentesca del Palazzo della Carovana, c’è un museo virtuale di grandi dimensioni, «un vero teatro immersivo tridimensionale».

Tutti i dati e le immagini delle opere che vengono inviate al Dreamslab vengono allestiti in questo museo, cosicché gli studiosi abbiano tutto lì difronte agli occhi ed a portata di dito.

Infatti, l’utente, entrando in questo teatro virtuale (il nome scientifico è Cave 3D) con appositi occhialini e con un tracker (uno strumento che segue il visitatore all’interno dello spazio virtuale), può liberamente interagire con l’opera di suo interesse.

Il regista che ha tirato le fila del laboratorio e coordina le varie attività multidisciplinari è il professor Vincenzo Barone che dice: «Il cuore del progetto Dreamslab è la multidisciplinarietà, mentre il Cave 3D è un ambiente dalle straordinarie potenzialità perché l’operatore può muoversi all’interno di molecole, spezzarle e ricomporle con le mani, variare le forze che agiscono tra le parti, alterare le sequenze, simulare il funzionamento di sistemi complessi, fino a controllarne i processi in modo da progettare dei nuovi prodotti in un vasto settore di attività, che abbraccia la farmaceutica, la produzione di nuovi materiali, lo studio di processi percettivi, il design industriale».

Non è poi un caso e neppure un “vezzo stilistico” che per accedere al Dreamslab si passi davanti alle opere di arte contemporanea provenienti dal Museo Pecci di Prato. Dunque, anche visivamente, alla Normale arte e scienze convolano a nozze sull’altare della ricerca.

«Se non qui, dove potrebbe essere incentivata ed implementata la ricerca e la multidisciplinarietà?», dice Barone.

Ed infatti, alcune strumentazioni del laboratorio sono già state usate a supporto del restauro del murale di Keith Haring.

Alla presentazione del laboratorio c’erano anche il direttore della Scuola Normale, Fabio Beltram, Antonino Cisternino dell’It Center dell’Università di Pisa e la professoressa Maria Perla Colombini, del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale.

«Dreamslab garantisce una nuova esperienza di visualizzazione – dice il direttore Beltram - grazie alla realtà virtuale, un’interfaccia potente, in cui la componente percettiva visiva, tattile e cinestetica si fonde con l’interattività».

A fare da guida al laboratorio c’erano Daniele Licari, Franco Maria Nardini, Niccolò Albertini, Matteo Piccardo, Nicola Demitri e Franco Egidi.

La Scuola Normale Superiore si è avvalsa di Hitachi Data Systems come partner del progetto.

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SUL DREAMSLAB

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