Italia
Il calvario del turista in cammino verso la Torre
Viaggio con le guide pisane dal parcheggio scambiatore di via Pietrasantina fino a piazza Duomo fra buche, venditori abusivi, borseggiatori e sporcizia
PISA. «Quando arrivano in piazza dei Miracoli i turisti sono già stufi e sotto stress». È convinta Silvia Piccini, responsabile dell’associazione che riunisce le guide pisane, Confguide, di Confcommercio, che si possa davvero fare di più per evitare le forche caudine a cui è sottoposto chi arriva a Pisa, del viaggio dal famoso e discusso parcheggio scambiatore di via Pietrasantina ad una delle piazze più belle del mondo.
E se il panorama lascia tutti senza fiato una volta girato l’angolo e passato l’arco di piazza Manin, non basta a far passare il disagio di chi ha dovuto affrontare suo malgrado e con sorpresa una sorta di nightmare trip attraverso venditori abusivi assillanti, borseggiatori appiccicosi fino allo scontro fisico, buche che, come cantava Corrado Guzzanti nei panni del falso Venditti, «c’è sta’n bambino», degrado, sporcizia, siringhe e pantegane. E sì, alcune di loro, di dimensioni non ragguardevoli ma medie in verità, hanno fatto capolino da un tombino mentre Silvia Piccini ci faceva da guida in un tour diverso, quello che in genere cerca di nascondere alla vista dei turisti ma che invece ha illustrato, con l’aiuto di un paio di colleghi, a noi.
Si parte dal parcheggio di via Pietrasantina, che d’inverno si allaga (i piccioni sguazzano nelle buche sotto i nostri occhi come se queste fossero fontane, si sciacquano le ali, bevono, nuotano...) e d’estate diventa una graticola su cui ci si può cucinare, con alberelli sparuti, erbacce, sporcizia, il marciapiede di accesso ai servizi igienici ridotto tipo casba e che può anche lasciare intravedere cosa ti aspetta: venditori, buste di plastica, seggioline, cartacce, una transenna legata ad una sedia rotta, ancora rifiuti. Appena il bus arriva, i venditori abusivi, simpatici in verità ma troppo pressanti, salgono anche sul bus per propinare la loro roba, il tutto mentre la gente deve scendere, in una confusione che si rivela brutale. A quel punto o si va a piedi verso la piazza o si sceglie un mezzo. «Io prenoto il trenino - dice David Macchi - così non ho sorprese. Faccio spendere di più ma porto in giro la gente con quello e non si rischia di restare in mutande».
«Perché chi prende la navetta - spiega un’altra guida - è assillato da frotte di insospettabili ragazzine ben vestite (i gruppi vengono da ben vent’anni dal campo nomadi di Genova), tutte minorenni e la maggior parte rigorosamente incinte, che coi portafogli sono peggio del mago Silvan». Ma anche andando a piedi sparisce di tutto. Avviandosi fra aiuole fangose - che interrompono il passaggio pedonale per cui chi vuole evitare ostacoli non ha scelta, handicappato o no deve per forza e pericolosamente passare dalla strada percorsa da bus ed auto - ecco ancora bancarelle, autorizzate e non. Quindi si approda in via San Iacopo, dove inizia l’assalto di altri abusivi, questa volta appiedati, senza banco. E in via san Iacopo c’è il cosiddetto «bidone dei portafogli»: qui vengono infatti gettati i borsellini un volta prelevati i soldi. Quindi tranquilli, se ve lo rubano, almeno recuperate i documenti. «A volte trabocca»: dice una guida.
Finita via San Iacopo, il percorso a ostacoli diventa tragico arrivati al passaggio a livello che da via del Marmigliaio porta in via Rindi. «Le sbarre a volte restano giù anche trenta minuti, quando devono passare due treni, sotto il gelo o il solleone, e la gente passa dalle aperture laterali, se non si impiglia alle sbarre: il tutto attraverso buche che sembrano voragini, sconnessioni, marciapiedi. «Eppure - dice Silvia Piccini - ci sarebbe un decreto europeo che sul transito di flussi turistici nelle città d’arte per motivi di sicurezza impone sovra o sottopassi: qui invece si dà questa immagine da terzo mondo». Da via Rindi si passa in via Fedi: da una parte c’è un grande marciapiede destinato ad una pista ciclabile e dall’altra uno minuscolo e sconnesso attaccato ad una sfilata di cassonetti: i turisti passano di là e attraverso una piazza multietnica arrivano in una sorta di budella dantesca, via da Vinci, «E qui - Silvia Piccini lo dice sconsolata - c’è l’assalto dei borseggiatori, soprattutto nell’alta stagione: arrivano a prendere i programmi delle crociere, gliel’ho visti in mano, per sapere quanti a da dove arrivano». Ripuliti ben bene di portafogli, macchine fotografiche e cineprese, i turisti arrivano poi in largo Cocco Griffi, davanti a pavimenti sconnessi, buche carsiche, una gettata oceanica di ghiaia ormai saltata a macchia di leopardo, panchine rotte, locali abbandonati, nuove frotte di venditori petulanti accanto ai banchi e alle piramidi degli autorizzati. «Le cadute non si contano - aggiunge la guida - soprattutto fra i più anziani e gli handicappati. Inciampano in tutto il tragitto, ma il punto davvero killer è lo scalino che immette nella piazza, una volta superato l’arco di piazza Manin. Guardano la torre e stramazzano al suolo, purtroppo non solo per lo stupore...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
