Il Tirreno

Pisa

A giudizio 5 primari e un impiegato

A giudizio 5 primari e un impiegato

Approda in tribunale l’inchiesta della procura sulla gestione dell’ex dipartimento della procreazione e dell’età evolutiva

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PISA. Rinviati a giudizio compariranno in tribunale, davanti al secondo collegio, lunedì mattina, cinque professori universitari del nostro ateneo e l’ex segretario amministrativo dell’ex dipartimento universitario di medicina della procreazione e dell’età evolutiva, oggi fra quelli inglobati in altri. È approdata infatti a processo l’inchiesta della procura che si era abbattuta come una bufera sul materno-infantile e che aveva visto i suoi primi clamorosi sviluppi un anno e mezzo fa. All’epoca c’erano state perquisizioni, sequestri di atti e sigilli negli uffici dell’intero settore, all’ospedale Santa Chiara, dove, in attesa del futuro e definitivo trasferimento a Cisanello, sono ancora rimaste diverse cliniche e dove era appunto la sede della struttura sotto inchiesta, diretta all’epoca dal noto ginecologo Andrea Genazzani, studioso di fama internazionale, e di cui facevano parte svariati reparti.

Sul banco degli imputati con Genazzani, 70 anni, ex direttore della clinica ginecologica 1 universitaria e del dipartimento, tre pediatri, i professori Pierantonio Macchia, 74 anni, anche lui ex direttore della clinica pediatrica 1, Giuseppe Maggiore, attuale direttore della clinica pediatrica universitaria 2, Giovanni Federico, 60 anni, ricercatore, e il professor Angelo Carpi, 64 anni, medico clinico. Genazzani e Carpi sono difesi dal professor Tullio Padovani, Macchia dal professor Salvatore Salidu, Maggiore dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, Marini da Stefano del Corso e Federico da Tabarro e Giuliana di Napoli. Parte offesa nel dibattimento risulta il rettore pro tempore dell’università di Pisa. «Si tratta di studiosi - ha sottolineato più volte il professor Padovani che in questa inchiesta difende alcuni docenti i - abituati a fare ricerca o curare i pazienti e che con i bilanci c’entra relativamente».

Il collegio, presieduto da Pietro Murano, vede a latere Marco dell’Omo e un got; la pubblica accusa è rappresentata dal pm Giovanni Porpora, che ha condotto tutta l’inchiesta. Gli imputati devono rispondere di abuso d’ufficio e falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, il tutto in concorso.

Il caso sul dipartimento era esploso a livello interno nel 2008 e poco dopo era stato inviato in procura un esposto anonimo in cui si chiedeva di far luce sui bilanci. Nel mirino della guardia di finanza entrarono gli straordinari di alcuni tecnici e alcuni funzionari e il pagamento di alcuni dipendenti negli anni precedenti al 2008, soprattutto nel settore pediatrico. Sul pagamento degli straordinari, addirittura, nel 2008 cinque direttori di clinica (fra cui anche il professor Macchia), docenti titolari di fondi da amministrare, avevano scritto a Genazzani e agli uffici amministrativi dell’ateneo, chiedendo la documentazione dei proventi, indagini sugli anni precedenti, l’origine dei fondi utilizzati, quando era stata presa la decisione di questi pagamenti e infine, addirittura, la sospensione dell’esercizio finanziario per quell’anno. L’ex segretario amministrativo che era seguito a Marini, Roberto Ciuti, poi rimosso e trasferito ad altro incarico e promotore di una causa per mobbing finita con l’archiviazione, aveva raccontato al nostro giornale di essersi rifiutato di firmare quei bilanci. Nel corso delle indagini sulla gestione del dipartimento è entrata nel mirino della finanza anche la cosiddetta attività extramoenia di alcuni medici e in particolare del direttore. Il rapporto di esclusività con una struttura, secondo gli investigatori e le norme universitarie, non prevede la possibilità di prestare la propria opera in alternativa su più di tre sedi. Perquisizioni nel corso dell’indagine erano per questo avvenute in alcune sedi legate all’attività del direttore, dunque al dipartimento di Pisa e nella sua casa di Calci, e poi a Cagliari, Roma, Modena, sua città natale, e a Siena con il sequestro di agende, documenti e personal computer.

Parallela all’inchiesta della procura corre una indagine della Corte dei Conti. (c.v.)

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