Il Tirreno

Pisa

Sui reperti dell’Hercules autorità e cittadini divisi

di Pierluigi Ara
Sui reperti dell’Hercules autorità e cittadini divisi

Cosa fare del carrello e di una ruota trovati sul monte Serra? E dell’elica? Le proposte: lasciarli nel bosco o trasportarli a fianco della scultura celebrativa

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MONTE SERRA. La disputa è aperta: lasciarle lì, dove sono, o portarle altrove? Le grosse parti dell’Hercules C-130, precipitato il 3 marzo 1977 sugli speroni rocciosi del Monte Pisano, sono al centro di un vasto dibattito in mezzo all’opinione pubblica. La gente chiede la destinazione della ruota con il pezzo della carlinga, riaffiorata dopo 35 anni e mezzo in località I Fossoni; parimenti l’interrogativo riguarda l’elica del motore, anch’essa rinvenuta dopo così tanto tempo dalla tragedia.

Nell’incertezza ognuno dice la sua, le proposte si sprecano. L’amministrazione comunale non prende posizione. Interpellato al riguardo, il sindaco Bruno Possenti allarga le braccia, dice e ripete: «Mi rapporto con le istituzioni interessate, che sono l’accademia navale di Livorno e la 46ª Brigata Aerea, oltre che con il comitato dei familiari dei ragazzi del 3 marzo 1977. Sono a loro disposizione». Discordi le soluzioni indicate dai protagonisti dei clamorosi ritrovamenti, a breve distanza l’uno dall’altro, nell’arco di pochi giorni. Franco Possenti ha una sua idea, che ha esposto in varie sedi. «Secondo me - argomenta Possenti - quella grossa ruota rimasta intatta con il supporto andrebbe collocata nel catino marmoreo cilindrico del monumento di Franco Adami, dedicato agli allievi cadetti periti nel disastro del 1977. Così, accanto all’ancora, già presente, e a qualche altro elemento che compone la composizione, dall’insieme deriverebbe una maggiore importanza».

Interviene Ivo Consani, che in auto aveva accompagnato Possenti sul monte per cercare funghi quel giorno di fine estate. «La naturale sistemazione - afferma Consani - sarebbe presso il monumento come suggerisce chi ha ritrovato il reperto, dopo che un elicottero con l’attrezzatura adeguata lo avrà tirato su. Se fosse necessario abbattere 2 o 3 castagni, pazienza; ce li ripianteremo. L’area intorno, alla Gabella, la chiameremo piazza Hercules».

Dopo poco più di una settimana dal primo avvistamento, altri due cercatori di funghi, Egidio Bianchi e Roberto Poli, videro riaffiorare la grossa elica. «Noi - sostengono Bianchi e Poli - abbiamo insistito per lasciare le parti dell’aereo nel luogo dove si trovano. Per raggiungerli, in primis i familiari delle vittime dovrebbero percorrere un sentiero in sicurezza, vicino al Serra. Si creerebbe un luogo ulteriore della memoria per quello che rimane un evento straordinario che resterà nel cuore e nella mente di tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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