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Docenti contro l’aumento dell’orario di lavoro

di Cesare Bonifazi
Docenti contro l’aumento dell’orario di lavoro

PISA. Scuole in rivolta, ma questa volta si parla di insegnanti. I docenti degli istituti superiori cittadini sono in mobilitazione: il corpo insegnante ha deciso di protestare contro la riforma del...

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PISA. Scuole in rivolta, ma questa volta si parla di insegnanti. I docenti degli istituti superiori cittadini sono in mobilitazione: il corpo insegnante ha deciso di protestare contro la riforma del governo Monti, promossa dal ministro Profumo, che prevederà l'aumento delle ore di lavoro di insegnamento frontale da 18 a 24 senza un adeguamento di stipendio. Come si svolgerà la protesta? Se si considerano 18 le ore di lavoro, 18 ore saranno: gli insegnanti infatti poseranno la penna al suonare della campanella e non faranno orario aggiuntivo; questo significa che non ci saranno supplenze o sostituzioni, attività extrascolastiche, correzioni di compiti e tutto quel “lavoro sommerso” che i professori rivendicano.

Ieri pomeriggio in una conferenza stampa tenutasi nella biblioteca dell'istituto tecnico Pacinotti, i rappresentanti degli insegnanti delle scuole superiori pisane hanno esposto le loro ragioni.

«Quello che vogliamo far capire – dice Antonio Bartolozzi, professore di italiano al Pacinotti e portavoce dell'assemblea - è che noi non siamo un peso, dei “fannulloni”, come l'ex ministro Brunetta ci ha definito una volta, il nostro lavoro si svolge davanti agli studenti ma anche a casa: correggiamo i compiti, ci aggiorniamo, prepariamo le lezioni, andiamo alle gite (e lì il nostro lavoro dura 24 ore)».

I docenti allora scenderanno in piazza e mostreranno, in giorni ancora da decidere, che tipo di lavoro svolgono quando non sono in classe e correggeranno i compiti en plein air. «I numeri parlano chiaro – afferma il professor Parentini, insegnante di educazione fisica al liceo classico – Non solo non è vero che lavoriamo poco, ma, contrariamente a quanto dice il governo, rientriamo perfettamente nella media europea di orario di lavoro in classe, solo che siamo pagati molto meno. Non contando il fatto – prosegue - che siamo anche la categoria, insieme a quella medica, che ha ricevuto nel corso degli ultimi decenni i tagli maggiori: il nostro contratto di categoria è scaduto nel 2009 e non verrà rinnovato fino al 2013, se non nel 2017».

Un punto importante che l'assemblea ha voluto ribadire è che non solo questa riforma è dannosa per l'apprendimento (più classi, meno possibilità di poter seguire gli studenti e carico di lavoro in aumento con conseguente diminuzione della qualità), ma blocca anche la strada a tutti quei precari che vedranno svanire la possibilità di poter avere un contratto stabile, proprio in un periodo in cui stanno per partire i tirocini formativi attivi, i corsi abilitanti all'insegnamento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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