Sicurezza
Il Canovaccio rimane senza casa ma non si arrende
Chiude i battenti dopo ventitre anni il teatro di via Cattaneo ma i corsi continuano. Parla il fondatore, Giuseppe Raimo
PISA. Resta senza casa il Teatro del Canovaccio. Nell’indifferenza più totale. Si spegne dopo quasi un quarto di secolo di attività non solo culturale, ma anche di aggregazione sociale. Una lenta agonia, di fatto annunciata da tempo, ma che al suo capezzale non ha visto né medici, né istituzioni. Giusto un gruppo di amici che hanno raccolto l’appello lanciato mesi fa dal fondatore del gruppo teatrale, l’attore e regista Giuseppe Raimo. E il gruppo non si arrende, anche se ha perso la sede e deve affrontare i debiti accumulati negli anni, resterà a portare avanti l’esperienza maturata in due decenni. Lo spiega proprio Raimo in quest’intervista a cuore aperto.
-Raimo, si chiudono i battenti di via Cattaneo, allora, ma si riparte...
Per dirla con Troisi ricomincio da tre. Con un bagaglio culturale, emozionale e di sacrfici che mi hanno e ci hanno temprato...
- Ripercorriamo la storia di questo gruppo...
Aprimmo i battenti nell’89, nel teatro di San Marco alle Cappelle, con don Egidio Crisman, uomo di cultura che ha sempre creduto in quello che facevamo. Poi abbiamo trovato la sede..
-Che è quella che oggi dove te lasciare...
Già. I lavori iniziarono nel giugno del 2002 e aprimmo a marzo del 2003, dieci anni precisi, ma per il Comune è solo uno spazio teatrale, che se si chiude, pazienza...
- Non è anche un’esperienza umana e culturale?
Per loro forse no. Filippeschi ha raccolto lo sfogo su facebook di un nostro giovanissimo attore e ha sollecitato un incontro, ma quando sono andato l’amministrazione mi ha spiegato che bisogna star dietro al Verdi e al Sant’Andrea e che si crede poco nel teatro amatoriale...
- Perché?
Perché nel teatro amatoriale si vedono anche cose non belle... Per quanto ci riguarda noi abbiamo avuto tanti riconoscimenti e vinto tanti premi. Un esempio? Il Porto Empedocle dove la giuria diretta da Andrea Cammilleri ce li ha dati tutti: migliore spettacolo, migliore regia, migliore attore e migliore non protagonista.
-Un bel riconoscimento...
Io sono partito dai gruppi parrocchiali e ho fatto fare teatro a tanta gente. Il Canovaccio è stato per anni la casa di studenti universitari, di persone timide o isolate, è stato un posto in cui chi ha voluto si è potuto esprimere con dignità e soddisfazione. In vent’anni ho visto passare dai nostri corsi, laboratori, spettacoli quasi mille persone...
- Da quanta gente è composto il gruppo?
Fino a sette mesi fa eravamo quaranta attori e quattro tecnici esterni con un indotto di mille e cinquecento soci sostenitori. Ora siamo rimasti in venticinque, ma non gettiamo la spugna: abbiamo fatto una stagione teatrale (ndr: ieri sera andava in scena «La cena dei cretini» di Weber per la regia di Giulia Placidi) che va avanti fino al 15 dicembre. Mentre i nostri corsi continuano: le iscrizioni sono aperte.
-Età media?
Il più giovane ha 18 anni, il più vecchio sono io: 56.
- Avete una nuova sede?
Siamo in trattative: o il foyer della vecchia, quella storica di via Cattaneo, o una nuova in via Sant’Agostino.
- Ci sono i mezzi?
Sempre gli stessi: i nostri. Dobbiamo ripianare ancora un debito residuo di centocinquantamila euro e soprattutto sfatare la leggenda che prendiamo un qualche contributo. In vent’anni dal Comune avremmo avuto in tutto, si e no, cinquemila e cinquecento euro...
- Ma qualcuno c’è stato qualcuno che ha raccolto il tuo appello di aiuto...
Si e ringrazio tutti. I registi Roberto Merlino, Roberto Birindelli, Giorgio Di Presa, Enrico di Ciolo, il Credito Valdinievole, le ex assessore Bianca Maria Storchi e Fabiana Angiolini, la famiglia Giagnoni, proprietaria del teatro, che ha ridotto l’affitto nei momenti peggiori, eppoi Francesca Amore, Gianfranco Borrelli, Il Tirreno e La Nazione...
- C’è un po’ di amarezza,...
Intendiamoci, io ho fatto teatro per passione, non certo per guadagnare ed ho dato l’opportunità di farlo ha chi a questa passione. C’è amarezza, ma c’è anche questa soddisfazione. Eppoi c’è il pubblico..
- Il miglior giudice....
Il Canovaccio sarà solo uno spazio teatrale per i nostri amministratori, ma la più bella risposta è quella del pubblico. Vi ringrazio - mi ha detto un pensionato con stipendio magro - , perché se sono potuto andare a teatro lo devo a voi: senza i vostri prezzi non me lo sarei mai potuto permettere».
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