Il dolore
Tirrenia oggi spegne 80 candeline
La località balneare nasce nel 1932 come Ente autonomo. Una lunga storia ripercorsa dalle voci di due protagonisti
TIRRENIA. Oggi Tirrenia compie 80 anni. Era il 1932 quando quest’area nota col nome di Mezzapiaggia apriva gli occhi. Una località con alle spalle la pineta e davanti il mare e nel mezzo alte dune. Vicina alle città e ai borghi, vicina alle colline toscane, ma anche dal clima mite.
Il cinema. Era l’ideale dove collocare l’industria cinematografica a cui Mussolini dava una grande importanza per rafforzare il suo regime. E l’uomo di fiducia (seppure mai iscritto al partito fascista) fu Giovacchino Forzano, un uomo di spettacolo capace di scrivere testi teatrali, ma anche grande organizzatore. E i primi soldi per la nascita degli studios cinematografici di Tirrenia furono del giovane Edoardo Agnelli per dare il buon esempio anche agli altri investitori.
L’Ente autonomo Tirrenia. E se oggi Pisa e Livorno litigano su chi dovrà essere il capoluogo della futura provincia, già allora i gerarchi locali si contendevano il potere sul territorio. A scontrarsi erano due pezzi da novanta come il pisano Guido Buffarini Guidi e Costanzo Ciano. Mussolini per non scontentare né l’uno né l’altro fonda di sana pianta l’Ente autonomo Tirrenia (Eat) il cui cippo si trova sul marciapiede all’angolo fra viale del Tirreno e piazza Belvedere. All’Eat ci saranno due rappresentanti pisani e due livornesi, mentre il presidente sarà nominato dal ministero dell’Interno. Era il 3 novembre del 1932 quando l’Eat nacque con una firma nella villa reale di San Rossore: appunto 80 anni fa.
Il primo nato. A quei tempi, in genere, non si nasceva in ospedale, ma in casa. Il primo nato a Tirrenia, nelle case popolari fatte costruire dall’Eat per dare un alloggio a tutti i lavoratori impiegati negli studios, fu Nedo Bani. Bani, scomparso una decina d’anni fa, era nato nel 1938. In quelle case popolari, l’anno successivo sarebbe dovuto nascere Paolo Iacopozzi «ma mia madre, che era fiorentina, si sentiva più sicura all’ospedale, così nacqui a Pisa, ma dopo quattro-cinque giorni ero qui a Tirrenia».
L’attore-benzinaio. Jacopozzi, 74 anni il prossimo febbraio, gestisce la pompa di benzina sulla Pisorno insieme al genero. Da ragazzino ha recitato in una decina di film, «ma in uno ho fatto anche il protagonista. In “Redenzione” girato nel 1952 con la regia di Caserini e poi di Andrea Forzano, recitavo la parte di un ragazzo non vedente».
L’attore-benzinaio ricorda di quando doveva fare la strada al buio d’inverno per andare a scuola. «Da casa mia a piedi arrivavo al buio e al freddo d’inverno in via delle Abetelle. Poi, camminavo lungo un sentiero fino alla stazioncina del trammino. Seduto su uno scalino accendevo una pina per riscaldarmi e poi si salivo sul primo trenino che arrivava per Marina. Altra camminata per arrivare alla scuola sempre chiusa fino a quando giungeva il bidello, Aladino, che mi faceva entrare e accendeva la caldaia».
Jacopozzi nacque a Tirrenia perché il padre Bruno «aveva la terza elementare, ma aveva anche la patente che allora era come la laurea». Così il padre, originario di Greve in Chianti, mise in piedi un servizio di autonoleggio per attori, impresari, gente di spettacolo che andava e veniva dagli studios. «Forzano - ricorda Paolo Iacopozzi - fece gli stabilimenti cinematografici, ma non fece altro, però incoraggiò a investire su Tirrenia. E nacquero gli alberghi Buona Fortuna, Bini, Vittoria. Gente che veniva da tutta Italia e da Livorno, ma un pisano non ha mai investito».
Gli americani. Oltre gli studios che andarono lentamente verso il declino, la fortuna di Tirrenia arrivò dai militari americani di Camp Darby che prendevano in affitto case e ville e pagavano profumatamente. E gli americani, dopo il cinema, furono la seconda fonte di risorse economiche di Tirrenia. E siamo già nella metà degli anni Cinquanta.
Il pugile livornese. Era il 1956 quando a Tirrenia arrivò un ragazzo di 22 anni dal fisico possente, un medio massimo che tirava pugni e faceva un gran male. Il suo nome è Ledo Mangini che oggi ha 78 anni ed è stato il patron di Miss Litorale. Ma prima ancora era stato un idraulico. Un livornese mandato a Tirrenia dal padre perché c’era un sacco di lavoro e i dollari facevano gola. «Farsi pagare dagli americani però non era facile - ricorda Ledo Mangini - Al 5 del mese in tanti avevano già finito i soldi perché bevevano e si ubriacavano. E purtroppo, non pagavano. Ma sapevo che la benzina dovevano farla per forza e li aspettavo dallo Iacopozzi. Una volta, un maggiore, lo tirai fuori dal finestrino».
Il razzismo. Mangini era un pugile professionista (72 incontri all’attivo di cui oltre 50 vinti e tanti per ko) che si allenava con l’Accademia Puglistica Livornese, ma era talmente bravo che gli americani lo vollero allenare nella loro palestra. «E sai perché? Perché così mi facevano combattere con la gente di colore che mandavo regolarmente al tappeto. E i bianchi si divertivano perché il razzismo allora c’era eccome».
Mangini fu anche tra i fondatori del Cipust (Circolo interassociativo Parco+ Unione Sportiva Tirrenia), poi Us Tirrenia e poi fondò Miss Litorale. E alcune ragazze che hanno indossato questa fascia (come Denny Mendez e Francesca Testasecca) sono poi state elette Miss Italia.
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