La manifestazione
La Provincia attacca il governo
PISA. Le Province toscane, tra cui quella di Pisa, sono pronte ad azioni legali-giudiziarie contro le norme del governo «che - si legge in una nota - hanno compromesso la loro capacità finanziaria...
PISA. Le Province toscane, tra cui quella di Pisa, sono pronte ad azioni legali-giudiziarie contro le norme del governo «che - si legge in una nota - hanno compromesso la loro capacità finanziaria già a partire dall’anno in corso». Ad annunciarlo è il presidente di Upi Toscana (e presidente della Provincia di Pisa) Andrea Pieroni, che ha convocato per il 6 novembre prossimo una riunione con i colleghi di tutte le Province, in concomitanza con la prevista udienza della corte costituzionale chiamata ad esprimersi sui ricorsi di alcune Regioni contro le norme del decreto Salva Italia. «Qualunque sia l’esito della sentenza - anticipa Pieroni - noi daremo battaglia affinché le Province siano messe in condizioni di adempiere pienamente alle loro funzioni. Non siamo più disponibili ad assumerci responsabilità senza avere i mezzi per dare risposte ai cittadini».
«Non ci sono più le condizioni per lavorare e le Province stanno andando verso la paralisi - attacca Pieroni -. Suona beffarda e ridicola la norma che ci obbliga a pagare i fornitori in 30 giorni a fronte dell’azzeramento dei trasferimenti statali e delle norme del patto di stabilità. Il governo si metta d’accordo con se stesso, perché queste disposizioni sono in contrasto tra loro. Valuteremo come presidenti delle Province se ci sono le condizioni per continuare a lavorare svolgendo di fatto il ruolo di commissari di enti morenti, oltre tutto non potendo più avvalerci della collaborazione delle giunte il cui azzeramento dal primo gennaio si configura come un atto di natura autoritaria e centralista».
Ed infine: «E’ grave che Cal e consiglio regionale abbiano dovuto discutere su un quadro normativo che non prevedeva la possibilità per le città metropolitane di inglobare province limitrofe, cosa che invece è stata introdotta nell’ultimo decreto a partita ormai conclusa».
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