Sicurezza
L’aumento delle indennità ora è diventato un caso
Ecco tutte le cifre approvate dal cda, per il rettore un “ritocco” di 38.000 euro Poi si autoriduce una parte. Ma intanto infuria la protesta di studenti e sindacati
PISA. La polemica ha fatto il giro d’Italia ed è una delle notizie più cliccate e commentate sul web. Ancora, il giorno dopo, continua a far parlare l’aumento delle indennità di carica e dei gettoni di presenza all’Università di Pisa. Il Tirreno, che per primo aveva anticipato il progetto di rivedere la griglia dei compensi accademici (il 24 ottobre), oggi è in grado di citare la delibera approvata in cda mercoledì scorso: finora erano circolati i numeri denunciati dai sindacati, che erano la base della proposta portata al voto. Qualcosa (poco) è cambiato durante la seduta. Il dato attorno a cui ruota tutto è l’indennità dei direttori di dipartimento: nel 2011 era divisa in tre fasce, di cui la più alta valeva 5.052,24 euro.
La proposta di aumento era di 9.500 euro per tutti; quella definitiva è di 8.800 euro annui. Su questa voce si parametra tutto il resto, dal momento che il prorettore vicario ha un’indennità pari a 4 volte quella dei direttori di dipartimento e il rettore una pari a dieci volte: in soldoni, Nicoletta De Francesco passa da 20 a 35mila euro e Massimo Augello da 50 a 88mila euro. Meglio, “passerebbero”, perché le due massime cariche dell’Ateneo in parte si sono ridotte l’emolumento. Lo vediamo dopo; ora va detto che si tratta di importi lordi e che queste indennità si sommano allo stipendio vero e proprio di professore: a titolo d’esempio, Augello nel 2011 ha percepito una retribuzione di 98.971 euro lordi, che si può considerare molto vicina alla media di quanto riscuotono i docenti ordinari (le variazioni, del 20% in più o in meno dipendono dall’anzianità).
Altro numero approvato mercoledì: il gettone di presenza era di 200 euro, la proposta consisteva in un rialzo a 500 euro, mentre alla fine si è ripiegati su 400 lordi. Il gettone sarà percepito per ogni seduta del cda (circa una al mese) dai nove membri elettivi o nominati; il decimo è di diritto il rettore che non cumula il gettone all’indennità di carica. Il cda che ha votato gli aumenti scadeva a fine ottobre e da ieri c’è il nuovo; l’organo entrante ha in comune con quello a fine mandato due persone: il rettore (di diritto, appunto) e Giovanni Stea (rieletto proprio martedì scorso). Quest’ultimo ha preferito non partecipare al voto per motivi di opportunità e per non essere tacciato di conflitto d’interesse; mentre Augello – che è il “volto” dell’Università – ha votato sì, dato che per prassi fa “sue” tutte le proposte che derivano da un percorso condiviso. E condivisione ampia c’è stata anche nell’ultima seduta del board: gli unici tre che hanno votato contro sono i rappresentanti degli studenti, cioè un quinto degli aventi diritto, visto che il cda uscente era formato da 15 membri. Nei corridoi di altri palazzi accademici qualche docente ha sibilato: «È uno scandalo».Ma alla fine ha preferito non esporsi.
Con il nuovo statuto la composizione di tutti gli organi di governo dell’Ateneo è diventata più snella quanto a presenze: l’incremento dei compensi si giustifica proprio come premio per il «carico fortemente aggiuntivo» di lavoro. Il rettore Augello ha spiegato l’aumento con «il cumulo di responsabilità che gravano su poche persone: l’attività dei direttori di dipartimento triplicherà».
La griglia proposta era studiata in modo tale che si arrivasse a un risparmio del 10% rispetto a quanto speso dall’Università nel 2011. Con il compromesso dell’altro ieri si arriva al 15% in meno; infine Augello e De Francesco hanno scelto di tagliare parte del loro aumento sino ad arrivare a un risparmio del 20% sull’anno scorso.
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