Il Tirreno

Pisa

Porto, i terreni comunali spaccano il Palazzo

di Giovanni Parlato

Per il settore urbanistico, la società Boccadarno non è obbligata a comprare, l’avvocatura civica è di parere opposto. E la commissione di controllo si divide

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PISA. Una situazione strana e anche paradossale. All’interno di Palazzo Gambacorti, sulla questione dei terreni comunali che Boccadarno Porto di Pisa spa si è impegnata a comprare, ci sono prese di posizioni opposte fra dirigenti. Il settore urbanistica, rifacendosi alla convenzione firmata nel 2007, sostiene che la società non ha obblighi di scadenza nel comprare i terreni comunali se non al momento in cui vorrà costruire le case e, pertanto, dovrà entrarne in possesso. L’ufficio patrimonio col pieno sostegno della direzione generale sostiene che non essendoci un termine di scadenza, il Comune può chiedere da subito il pagamento.

Una divisione che si è ripercossa sul lavoro della Prima Commissione consiliare di controllo e garanzia che non ha trovato una sintesi al termine di un lavoro durato mesi sul “Piano di recupero ex Motofides Porto di Marina”. L’ultima riunione ha sancito la spaccatura con due mozioni, una della maggioranza e l’altra della minoranza.

Entro il 16 novembre, Riccardo Buscemi (Pdl), presidente della commissione, vuole che il lavoro sia concluso e, quindi, si procederà all’approvazione della mozione da portare in consiglio comunale. Poiché i voti non sono a testa, ma ponderati (Di Lupo del Pd esprime, solo lui, 21 voti) appare scontata l’approvazione della mozione di maggioranza (Pd-Psi-Idv–Lista civica) e minoritaria quella di minoranza (Pdl-Sel-Fli-Udc-Rifondazione). Tuttavia, il regolamento comunale consente che la minoranza possa portare la sua relazione alla discussione dei consiglieri di Palazzo Gambacorti.

Considerato che le mozioni sono ancora delle bozze e potrebbero essere modifcate (ma la sostanza non sarà toccata) si preannuncia un durissimo confronto.

La mozione della maggioranza fa la storia dell’iter burocratico del porto partendo dal 2000. Ma soprattutto sostiene la tesi per cui il “soggetto attuatore”, cioè la società Boccadarno Porto di Pisa spa, per ciò che riguarda l’area residenziale, può costruire a patto che abbia acquistato le aree.

La mozione di minoranza fa una cronistoria degli atti intercorsi fra Comune e proprietà sposando la tesi della direzione generale avvalorata dall’Avvocatura civica secondo cui la convenzione urbanistica è di fatto un contratto preliminare di compravendita. E chiede di pagare il canone d’indennità d’occupazione e di stipulare il contratto di compravendita. E se questo non dovesse avvenire, secondo l’Avvocatura civica, si potrebbe andare verso una risoluzione del contratto, l’annullamento di tutti gli atti amministrativi correlati e la riconsegna dei terreni comunali al legittimo proprietario.

La conclusione della mozione di minoranza sposa questa tesi e chiede che venga dato alla proprietà un termine perentorio. Ma la società Boccadarno Porto di Pisa si fa forte della convenzione firmata nel 2007 (quando allora era ancora Borello spa) in cui non c’è alcun termine di scadenza che li obbliga a comprare se non quello che la convenzione scade dopo dieci anni e l’obbligo di comprare nel caso voglia aprire il cantiere per costruire le case. Boccadarno ha già fatto sapere che pagherà quando avrà le concessioni e una parte del mutuo ricevuto dalle banche è finalizzata a quest’operazione.

Due tesi - quella dell’Avvocaura civica e quella di Boccadarno - al momento inconciliabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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